Caro Lepore, o fai il sindaco o fai il capo dei centri sociali
Giovanni Sallusti · 21 Luglio 2026
Cari ascoltatori, abbiamo un suggerimento per il sindaco di Bologna Matteo Lepore: scelga se essere il sindaco di Bologna, il primo cittadino che rappresenta la città nel suo complesso, con tutti i doveri istituzionali, di continenza linguistica, di approccio che ne derivano; oppure se essere il capo dei centri sociali bolognesi, di un antagonismo locale che spesso è un’avanguardia dell’antagonismo di sinistra nazionale.
Le due cose, non è difficile da capire, sono tra loro incompatibili, cosa emersa chiaramente nella giornata di ieri, a seguito della morte del cittadino marocchino Abderrahim Fakir. Ricordiamo che l’uomo era stato fermato dalla polizia chiamata da alcuni cittadini perché stava dando in escandescenze e aveva comportamenti violenti; gli agenti sono intervenuti, come si vede dai filmati che sono a disposizione, secondo la regolare procedura, per cui come e perché Fakir sia morto durante l’arresto è oggi oggetto di indagine, a partire dall’autopsia.
Questo evento tragico è diventato subito il grande romanzone ideologico contro le divise, contro quelli che difendono la nostra sicurezza ogni giorno nelle strade. Infatti Lepore ha subito convocato una manifestazione chiedendo ‘giustizia per Fakir’. Che un’iniziativa simile la prenda, o vi dia sponda, il sindaco della città, non il capo dell’antagonismo, non è un messaggio innocuo né istituzionale, perché insinua a priori che nell’azione degli agenti ci siano state lacune, aleggia una presunzione di colpevolezza.
D’altra parte Lepore non è nuovo a questa confusione di ruoli, ha precedenti significativi. Per esempio concesse uno spazio pubblico ai protagonisti del centro sociale Labas – deve avere un debole per quell’area di pensiero – che aveva organizzato un funeral party nel giorno delle esequie di Silvio Berlusconi, per festeggiare la morte dell’avversario politico, che nella testa di costoro è sempre da distruggere. Poi, a gennaio 2025, a seguito di manifestazioni, scontri e saccheggi a Bologna da parte delle squadracce antagoniste, Lepore non trovò di meglio che ricevere in Comune i devastatori della sua città, perché è importante l’ascolto e il dialogo. Lui disse “non sto ricevendo i protagonisti specifici delle violenze, ma in generale il movimento degli studenti”, ignorando, o fingendo di ignorare, la saldatura ormai strutturale tra collettivi studenteschi di sinistra, antagonismo pro-pal e immigrati di seconda generazione. La prima reazione di Lepore, quindi, non è stata stigmatizzare, né chiedere degli accertamenti, né auspicare che i protagonisti rispondessero delle loro azioni, ma è stata riceverne una delegazione: una postura giusto un filo fuori ruolo.
Oggi è arrivato anche il soccorso rosso di Repubblica, sulle cui pagine Lepore ha argomentato su Fakhir in un’intervistona piena di azzeccagarbuglismi sinistrosi: “Non si può morire così, chiunque abbia visto quel video è rimasto scioccato, ci facciamo molte domande ma non siamo noi che dobbiamo dare le risposte; c’erano gli agenti ed era stato chiamato il 118, come deve essere, eppure… Qualcosa certamente è andato storto. Saremo al fianco della famiglia”. Si dà per scontato che qualcosa è andato storto, cioè che c’è l’ombra di una colpa degli agenti: vedete, l’ambiguità è sempre la scelta di campo di fondo.
“Noi ieri siamo scesi in piazza anche per le forze dell’ordine che non possono essere lasciate sole nei quartieri delle città”, ha detto ancora Lepore per rivendicare che il Pd sul tema sicurezza è impegnato. Ma quando il giornalista gli ha chiesto la proposta migliore che lui avesse sentito a sinistra, Lepore ha risposto: “Abbiamo proposto un fondo per sostenere la collaborazione tra forze dell’ordine, educatori e personale sanitario”, questa è la sua proposta per affrontare l’emergenza sicurezza, l’emergenza baby gang, l’emergenza maranza, l’emergenza di quartieri espropriati dal controllo dello Stato. La collaborazione tra educatori, personale sanitario e forze dell’ordine è una bella cosa, ma residuale rispetto alle urgenze imposte dalla realtà, che il sindaco Lepore non frequenta con grande assiduità. Nella realtà deve decidersi: o fa il sindaco o il capo dell’antagonismo.