Scegliete: la polizia che ci difende o la Salis che ci supercazzola
Giovanni Sallusti · 20 Luglio 2026
Cari ascoltatori, stasera bisogna essere chiari: premessa numero uno, vanno fatti degli accertamenti sulla morte di Abderrahim Fakir, deceduto a Bologna durante un arresto al quartiere Pilastro, prima di sparare giudizi volanti e convocare manifestazioni al grido di ‘giustizia per Fakir’, come ha fatto il sindaco Matteo Lepore. Premessa numero due, per gli agenti che sono intervenuti devono valere le stesse garanzie minime proprie di uno Stato di diritto garantista che già vengono applicate ai peggiori rapinatori, stupratori, delinquenti; altrimenti siamo di fronte al capovolgimento di ogni senso.
Fin qui, il metodo. Se vogliamo capire la differenza nel merito, la posta in gioco oltre il caso di cronaca (verifiche incluse, per cui prima si sta con le forze dell’ordine, poi se emergeranno torti di singoli, i singoli ne risponderanno) emerge grazie a due testi accostando i quali si ottiene un’analisi comparata fra la realtà – cioè le criticità quotidiane vissute nelle strade, fra i chiaroscuri delle situazioni e i tempi per reagire a volte ridotti – e la bolla di chi giudica tutto facendo cadere dall’alto le proprie certezze ideologiche, peraltro tendenzialmente sconfitte dalla storia. Il primo testo è di Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp. Il secondo testo è della (poco) onorevole Ilaria Salis, eurodeputata di Avs.
Ecco Pianese: “Nel pieno rispetto degli accertamenti della magistratura, è doveroso fornire un elemento di contesto finora rimasto in secondo piano: l’uomo deceduto a Bologna non era affatto sconosciuto alle Forze dell’Ordine, ma un soggetto con un curriculum criminale di primo piano. A suo carico risultano infatti numerosi precedenti tra cui un arresto da minorenne per detenzione di stupefacenti, uno nel 2004 nell’ambito di una vasta operazione della DDA di Bologna per traffico di droga, una denuncia nel 2005 per lo stesso reato, un altro arresto nel 2019 per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio e un altro ancora nel 2022 per lesioni personali. Questi elementi non intendono in alcun modo anticipare le conclusioni della magistratura né attribuire responsabilità diverse da quelle che saranno accertate, ma restituiscono il quadro oggettivo della pericolosità e della potenziale aggressività della persona con cui i poliziotti si sono trovati a confrontarsi. Chi interviene su strada deve prendere decisioni in pochissimi secondi di fronte a soggetti con una comprovata inclinazione alla violenza e al rifiuto delle regole”. Due elementi emergono da questa nota, il rigoroso rispetto istituzionale per l’iniziativa della magistratura e la volontà, senza anticipare alcuna valutazione, di dare un elemento di cronaca che nei giornaloni stava magicamente evaporando: Fakir aveva precedenti in serie, anche gravi, e una comprovata inclinazione alla violenza.
Tutto questo è realtà: se volete l’ideologia nella sua forma più elementare, sapete a chi rivolgervi, alla (poco) onorevole Ilaria Salis. Eccola: “Questo Paese deve seriamente fare i conti con l’uso della forza da parte delle Forze dell’Ordine”, un Paese dove però se un agente tira fuori una pistola, anche in situazioni di comprovato pericolo, nella migliore dell’ipotesi attraversa un’odissea giudiziaria e personale; un Paese dove si è discusso a lungo dell’utilità del taser, neanche della pistola. Ancora: “Stiamo scivolando verso un modello securitario sempre più pericoloso e simile a quello Usa”. Eccola, la supercazzola di rito. Poi arriviamo al lato propositivo secondo Ilaria Salis: “De-escalation, dialogo, prevenzione, educazione, cura, approcci comunitari: dovrebbero essere questi i pilastri di una politica della sicurezza efficace”, siamo in pieno dibattito in un film malriuscito di Nanni Moretti. E poi: “È una prospettiva che il pensiero femminista sostiene da decenni, contrapponendo alla logica della forza bruta quella dell’ascolto, della relazione, della responsabilità, della trasformazione”.
Abbiano quindi da un lato Pianese che, senza anticipare alcuna conclusione che spetta alla magistratura, ricorda che la persona era pericolosa e che chi ogni giorno interviene in strada a volte deve prendere decisioni su persone pericolose in pochissimi secondi. Una dose brutale di realtà rispetto alle tavole rotonde degli intellò, sempre contro gli uomini in divisa. Dall’altro lato, la Salis ci dice che tutto questo va affrontato con l’onnipresente dialogo, con un approccio comunitario – vorrà mettere in piedi una comune con persone che hanno i precedenti di cui sopra? – e soprattutto grazie al pensiero femminista, che non abbiamo capito che cosa c’entri con la sicurezza, perfino nella folle visione della Salis.
Leggetevi la realtà di Pianese e il salotto-supercazzola della Salis, e avrete chiara l’esatta posta in gioco tra la realtà e il suo taroccamento ideologico.