Coraggio, anime belle: dopo 25 anni, provate a dire attentato “islamico”
Giovanni Sallusti · 11 Settembre 2026
Cari ascoltatori, oggi è il 25° anniversario dell’11 settembre e il rischio è la retorica, ma non l’arte del discorso, ma quella ipocrita che camuffa la realtà e che tira a snaturare la celebrazione di oggi. Un quarto di secolo fa quei due aerei hanno sventrato le Torri gemelle di New York, rompendo l’illusione della fine della storia e ributtandoci dentro un inferno che ha un nome: offensiva islamista contro il mondo libero, che il politologo americano Samuel Huntington ha definito “scontro di civiltà”. Oggi bisogna fare attenzione agli “una tantum” delle celebrazioni, quelli che mettono fuori la testa quando una ricorrenza è di tendenza. Sempre che lo facciano, perché dell’11 settembre su alcune prime pagine, per esempio di Repubblica, stamane non abbiamo visto traccia. Ma il termometro infallibile per stanare chi si nasconde nella cattiva retorica è andare a vedere chi usa l’aggettivo “islamico” e chi no.
L’idolo di quelli che non lo pronunciano – è veramente un paradosso – è il sindaco di New York Zoran Mamdani, islamico dichiarato. L’ambito personale del culto religioso è intoccabile, però Mamdani ha una storia abbastanza ambigua, dai contatti con la moschea più compromessa e radicalizzata, quella di Brooklyn, alle sue posizioni vicino all’intifada globale e alla “resistenza musulmana”. Oggi Mamdani ha postato e twittato sull’11 settembre per un minimo di decenza, ma il pericolo dell’equivoco è rimasto lì, perché lui “islamico” o “islamista” non lo dice mai. D’altra parte è un aggettivo mancante nella comunicazione dei progressisti da 25 anni, figurarsi se non evitano accuratamente di dire che oggi si ricorda un orrendo attentato di matrice islamista.
Questa rimozione linguistica e culturale è rimasta salda anche quando è toccato all’Europa, dal Bataclan a Charlie Hebdo ai mercatini tedeschi: si è parlato di disagio psichico, di emarginazione sociale, al massimo di radicalizzazione, ma anche lì senza dire radicalizzato su che cosa, come se i killer fossero un mattoidi con delle idee particolari. Invece no: erano radicalizzati islamici, come i dirottatori degli aerei di New York, erano terroristi islamici.
Quindi oggi vi consigliamo una caccia al tesoro: seguite le agenzie, le spatafiate social, i giornali online, e cercate quell’aggettivo. Chi lo usa ricorda la storia ed è calato nella realtà, perché dopo al Qaeda c’è stato l’Isis, e dopo l’Isis l’asse del terrore mosso dalla Repubblica Islamica dell’Iran: il terrorismo islamico è qui e ora, chi omette quell’aggettivo è ipocrita, e insulta una volta di più quelle tremila vittime di 25 anni fa.