La sinistra si prepara all’11 settembre… tra le bandiere di Hamas e Hezbollah!
Giovanni Sallusti · 10 Settembre 2026
Cari ascoltatori, domani è il 25° anniversario dell’11 settembre 2001, la più irreversibile faglia di rottura della contemporaneità, il giorno in cui si è infranta l’illusione degli anni ‘90 sulla ‘fine della storia’. Quel giorno, con l’attacco islamista al cuore dell’Occidente, la storia è tornata nella sua veste più tragica: come in diretta capirono Oriana Fallaci, Vittorio Feltri e pochi altri, fece irruzione lo scontro di civiltà. Come si prepara la sinistra a questa ricorrenza? Scendendo in piazza tra le bandiere di Hezbollah, Hamas e altri galantuomini islamisti affini.
Non ci sembra che in questo quarto di secolo la cultura di sinistra abbia elaborato l’accaduto, abbia colto la sua portata storica e la sfida esistenziale per il mondo libero: non ha mutato natura, rispetto all’alfabeto islamista descritto dalla Fallaci. Infatti ieri si è svolto un sit-in di protesta di fronte a Montecitorio contro il Ddl antisemitismo, che raggruppava 250 sigle afferenti al mondo della sinistra, fra le quali i partiti del campo largo, l’Anpi e i Giovani democratici. Secondo costoro il Ddl in corso di approvazione punirebbe la libera critica dello Stato di Israele.
Ma non è per niente vero: il dispositivo si prefigge un lavoro culturale di monitoraggio dell’odio, adotta la definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (è forse un covo di nazisti?). Non è in pericolo la libertà di espressione, che peraltro a loro signori non interessa: pensate a quanto veramente liberticida fosse il Ddl Zan.
A un certo punto fra i manifestanti è spuntata una bandiera di Hezbollah. Che è il ‘partito di Dio’, cioè di Allah, creato e finanziato dalla Repubblica islamica dell’Iran e parte del suo progetto di esportazione della rivoluzione islamista. Qualcuno non è stato d’accordo e la bandiera è stata ritirata, ma al suo posto fra la brava gente progressista sono comparsi i vessilli di Hamas, che è anche peggio: scannatori di bambini, seviziatori di donne, macellatori di civili che, loro sì, fanno il saluto nazista, essendo nazi-islamici.
Sono seguiti cori sinceramente democratici: viva Hamas, viva Hezbollah, gloria eterna a Nasrallah (capo di Hezbollah, uno dei terroristi peggiori). Non tutti i convenuti erano d’accordo, qualcuno ha manifestato il suo dissenso. Ma il solito gigantesco problema nella cultura di sinistra, anche quella istituzionale, rimane: formalmente aderivano anche i partiti, c’erano anche dei parlamentari 5Stelle, Alessandra Maiorino, Stefania Ascari, il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi; e poi giovani del Partito Democratico, ed è passata anche Laura Boldrini, che poi si è dissociata da quelle bandiere.
Tutti costoro si devono porre il problema: se si avvicina il 25esimo anniversario dell’11 settembre e mi trovo in piazza con gente che inneggia a Hezbollah, sventola le bandiere di Hamas, celebra la Repubblica islamica dell’Iran, uno dei peggiori totalitarismi teocratici assassini al mondo, qualche domanda me la devo fare. Ma forse 25 anni per questa sinistra sono passati invano. No, togliamo il forse.