Saviano dixit: “Con Ranucci colpiti i giornalisti, democrazia violata”. Ahahah

· 13 Agosto 2026


Cari ascoltatori, il caso politico giornalistico d’agosto, che sembra poi la riscrittura di una commedia estiva dei Vanzina, ovvero l’affaire Ranucci, rivela ogni giorno i meccanismi mentali dei guru mainstream buoni&giusti. Il primo è proprio Ranucci, l’alfiere del giornalismo d’inchiesta che dà credito a un personaggio come Valter Lavitola, dà retta al delirio di una potenziale vita politica futura e non recede da questa nociva amicizia neppure adesso che Lavitola è finito dentro, reo confesso come mandante di un attentato contro di lui.

Ma c’è un altro caso spettacolare e ridicolo di crepuscolo degli idoli progressisti, del loro incespicare nel copia-incolla di verità preconfezionate che non sono verità, ma propaganda elementare: Roberto Saviano. Finché Saviano prende topiche su ragionamenti politici, sulla geopolitica, nessuno si stupisce: è riuscito a dare del nazista a un anarco-capitalista come Elon Musk. Il bello viene quando si spinge oltre, cioè sull’intero scibile umano, incluso l’affaire Ranucci: eppure a parlare di attentati, di atti criminali contro un giornalista avrebbe dovuto essere in comfort zone.

Bene, che cosa disse Saviano dopo l’attentato a Ranucci? “Chi colpisce un giornalista sotto scorta non sta cercando di fermare una persona, sta lanciando un avvertimento a tutti”, e in effetti Lavitola non voleva fermare Ranucci, ma lanciarlo di più, e poi ‘l’avvertimento a tutti’ è una delle frasi vuote più tipiche. “L’attentato a Sigfrido Ranucci non nasce oggi, è il frutto di anni di delegittimazione, di campagne mediatiche costruite per isolare, infangare, distruggere civilmente chi osa indagare il potere”: ora, prendete questo afflato civile e mettetelo in relazione con la realtà, cioè le sottotrame vanziniane girate nel ristorante di Lavitola, con i sondaggi politici, l’attentato falso e l’esecutore vero che scappa in Africa: c’è un fossato.

“Quando non si discute più delle idee ma si attacca la persona, quando il dibattito pubblico diventa un linciaggio social permanente, quando la politica – il potere – si sente autorizzata a colpire i giornalisti, la democrazia non è in pericolo: è già stata violata” e qui sembra la descrizione del metodo Report. Non manca ovviamente il fantasma nero delle destre che vogliono tappare la bocca a Ranucci, come con la consueta modestia ha detto lui stesso, paragonandosi a Moro, Falcone e Borsellino.

Gran finale: “Questa bomba non è solo un atto intimidatorio: è un messaggio destinato a chiunque pensi che l’inchiesta, l’analisi, la critica siano ancora spazi di libertà”, e qui ci starebbe una pernacchiona, perché capite bene che l’inchiesta, l’analisi, la critica non c’entrano nulla. Siamo di fronte a un episodio con connotati criminali, ma che oscilla tra il grottesco, la commedia dell’arte, il picaresco, dove il grande giornalismo è il grande assente: una mera trama di sottopotere romano, velleitario, involontariamente comico. Sì, Saviano è anche più scarso di Ranucci, e questi sono i guru che abitano nel pantheon dei progressisti. Impareranno a tacere? Crediamo di no, continueranno a seppellire sempre più in fondo quel che resta della loro credibilità.


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