Fine dell’arcobaleno islamista: in Francia e Germania i gay guardano a destra

· 1 Agosto 2026


Nella nostra rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta alcuni temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra questi, questa settimanaTognini analizza le conseguenze politiche dell’attentato terroristico islamista avvenuto a Berlino lo scorso 24 luglio durante il Pride a opera di Abdul Ballout, un 19enne radicalizzato che voleva arruolarsi in Siria. Dopo questo episodio i progressisti sono riusciti ancora una volta a ribaltare la realtà, addirittura dando colpa all’odio cattolico. I rappresentanti della flotilla hanno detto che quella di Abdul era una rabbia tutta tedesca; un’attivista Lgbt, particolarmente delusa, ha perfino affermato che sperava che l’attentatore fosse bianco e cristiano.

A pochi giorni di distanza dall’attentato è uscita una ricerca molto interessante sul riposizionamento di una buona parte della comunità Lgbt, che non si riconosce in un certo mondo dem e soprattutto non tollera la fusione tra la sinistra dei diritti e l’oscurantismo islamico, tenendo conto che molti pro-pal evidentemente non hanno ancora capito che a Gaza gli omosessuali vengono lapidati e gettati dai terrazzi. Lo studio – come illustrato dalla rivista francese a tematica Lgbt “Têtu” – spiega come nell’ultimo decennio gli elettori del mondo gay abbiano compiuto un significativo spostamento ideologico, specialmente in Francia, Germania e Regno Unito, e oggi sostengono in maggioranza partiti della destra tradizionale o, anche di più, quella sovranista.

Negli Stati Uniti d’America questa tendenza era emersa ancora prima, ed era stata definita dalla studiosa Jasbir K. Puar come “omonazionalismo”, fenomeno legato anche al sentimento anti-immigrazione diffusosi dopo l’11 settembre del 2001; mentre in Europa il precursore di questa tendenza fu il politico populista olandese Pim Fortuyn, professore universitario ex marxista, dichiaratamente omosessuale, assassinato nella campagna elettorale del 2002 per essersi opposto duramente all’immigrazione e all’islam. che considerava una minaccia per il liberalismo. Venendo ai giorni nostri, un sondaggio realizzato dall’Ifop ha svelato che, in Francia, Rassemblement National è diventato il partito preferito degli elettori Lgbt in vista delle elezioni presidenziali del 2027. Il partito di Marine Le Pen e di Jordan Bardella otterrebbe al primo turno il 27% dei voti della comunità gay: si tratta di 10 punti percentuali in più rispetto a tre anni fa.

Questo sondaggio mostra inoltre una crescente polarizzazione politica dell’elettorato gay, ancor più marcata rispetto al resto della popolazione francese. Aumenta anche l’elettorato islamo-gay della France Insumise, preferito dal 25% degli omosessuali, perché comunque l’indottrinamento è duro a morire. C’è da registrare un arretramento sia della destra tradizionale di Républicains sia del Partito Socialista (che peraltro legalizzò il matrimonio tra persone dello stesso sesso), per non parlare di tutti i candidati centristi eredi del macronismo, compreso Gabriele Attal, ex primo ministro dichiaratamente omosessuale. Secondo Paul Cébille, direttore dell’altro istituto di ricerca Hexagon, lo spostamento del mondo gay verso l’estrema destra va spiegato anche alla luce di una situazione economica e – per l’appunto – di una specifica minaccia alla sicurezza avvertita soprattutto nei centri urbani, nonostante i politically correct cerchino sempre di minimizzare il problema.

In Germania un sondaggio pubblicato dal portale Romeo ha mostrato che Alternative für Deutschland è diventata la prima scelta fra gli elettori gay con il 27,9% delle preferenze. Sul fronte opposto, i Verdi raccolgono il 19,9%. Nel caso tedesco pesa anche il fatto che la leader di AfD, Alice Weidel, sia dichiaratamente lesbica, legata sentimentalmente a una donna immigrata – Sara Bossard – e madre di due figlie. Nel Regno Unito, Nigel Farage (noto per la sua linea dura sull’immigrazione) si conferma la prima scelta tra gli elettori gay con il 25% delle preferenze. Il suo partito Reform UK è anche, curiosamente, il movimento preferito dalle donne eterosessuali. Insomma, questa ricerca internazionale ci consente di capire quali sono gli orientamenti anche nel mondo del costume e delle scelte politiche a tutto tondo.


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