Da Roggero a Minetti: tutte le ipocrisie su Mattarella e la grazia

· 17 Luglio 2026


Cari ascoltatori, i giornaloni e i loro partitoni di riferimento, invariabilmente dell’opposizione e invariabilmente contro il centrodestra, in questi giorni stanno facendo un salto di qualità sull’ipocrisia e sull’annientamento del principio di non contraddizione. La vicenda in questione è la grazia a Mario Roggero, sulla quale il giornale unico Corriere-Repubblica-Stampa titola corale che Mattarella cazzia Nordio, lo richiama, lo stoppa, cambia una parola ma il ciclostile è quello: come si permette Nordio di iniziare a istituire un percorso preliminare che può sfociare in una richiesta di grazia per Mario Roggero, che è competenza esclusiva di Mattarella?

Come ci si aspettava, il mainstream progressista se ne frega completamente del merito della questione, cioè che c’è un uomo di 72 anni condannato a 15 anni – a quell’età un ergastolo – perché dopo una serie impressionante di rapine e di violenze ai suoi familiari ha sparato a dei malviventi, cui ora deve un risarcimento ultra-consistente. Questo ai giornaloni non interessa, a loro interessa solo che Mattarella abbia richiamato Nordio e gli abbia riepilogato le prerogative del capo dello Stato e dell’istituto della grazia.

Ma allora, per coerenza, non sta in piedi tutto il bla bla di settimane fa, proprio sui giornaloni, sulla grazia concessa a Nicole Minetti, giudicata insostenibile e per la quale era stato incolpato Nordio: il Fatto quotidiano fu il giornale più attivo a montare il caso, seguito dai Cinque stelle, da Avs, dal Pd, e tutti costoro, in giorni e giorni di gazzarra in Parlamento, chiesero le dimissioni del ministro della Giustizia.

Ora, anche degli avventori al bar si accorgono che questi due casi si contraddicono: la grazia è materia del ministro della Giustizia o del presidente della Repubblica? Non è che si possa fare a corrente alternata, a seconda della convenienza ideologica, di come orientare le polemiche contro il governo. Mantenendo un minimo di decenza, la risposta ovviamente è che il potere di grazia è una facoltà esclusiva del presidente della Repubblica: è l’eventuale richiesta che va presentata al Ministero della giustizia, sulla quale si esprime il procuratore generale presso la Corte d’appello (se il condannato è detenuto, il magistrato di sorveglianza). A decidere è sempre il presidente della Repubblica e compito del ministro è incardinare l’istruttoria.

Questo è quanto avvenne nel caso Minetti, e quanto potrebbe avvenire sull’eventuale grazia per questo ultrasettantenne che ha lavorato una vita e che, subendo rapine e violenze in serie, ha subìto l’assenza dello Stato. Contempliamo quindi, almeno in astratto, che si possa chiedere la grazia: Nordio, aprendo un’istruttoria, non sta violando alcun paletto né prerogativa del Quirinale. E le anime belle non possono mischiare le carte e dire un giorno che il dogma della grazia esclusiva del Quirinale non si tocca, e un altro giorno chiedere le dimissioni del ministro proprio per una grazia concessa. Un minimo di logica nel dibattito va preservato, altrimenti i giornali diventano solo propaganda che va in stampa sulle pagine, con conseguenze immaginabili per la loro credibilità.

Noi speriamo che quel percorso per Roggero parta e speriamo che il presidente della Repubblica eserciti la sua prerogativa, perché è difficile vedere un caso più eccezionale di ‘summum ius summa iniuria’: la sentenza può stare giuridicamente in piedi e ugualmente non esserci stata giustizia umana, che concordi con i fatti. Questa è eminentemente materia di grazia, ed è in mano al presidente Sergio Mattarella.


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