Milano nasconde Gesù: la processione del Corpus domini chiusa in Duomo!
Marco Tognini · 4 Giugno 2026
Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra questi, Tognini analizza tutta quell’aura di sottomissione un cui sta vivendo Milano proprio in questi giorni, in occasione della processione del Corpus Domini, la festività cristiana e cattolica che solitamente fa in Duomo. Anche se, in realtà, sembra proprio che la processione sia stata cancellata dalle piazze per finire, come ha sostenuto qualche cattolico erudito, nelle catacombe.
La diocesi di Milano ha infatti rinunciato alla processione del Corpus domini, addossando ufficialmente le colpe al turismo e al traffico, per dirla alla Johnny Stecchino. Ma è evidente che si tratti di un’autocensura a opera di una Chiesa che un po’ si vergogna di questa fede e che sa pure che a Milano ci sono determinati problemi, e dunque non vuole creare incidenti. Insomma: si vorrebbe vivere nel nascondimento. O in quella che i musulmani chiamano la taqiyya.
Il Corpus domini è una processione che nasce in Europa nel 1200: è una solennità di cui anche Papa Benedetto XVI parlava sempre come un giorno di festa, riferendosi a Tommaso d’Aquino. Oggi invece c’è una risposta molto fredda della diocesi milanese guidata da Mario Delpini, da cui traspare solo l’idea di una Chiesa che gioca in difesa, che si ritira nelle sue stanze per celebrare le sue feste. E lo fa un po’ per vergogna di fronte al mondo che, peraltro, distrattamente continuerà nelle sue attività incuranti di tutto quello che succede fuori, mentre la visibilità mediatica oggi viene data a tutt’altro (vedesi, per esempio, alla voce comunità LGBT).
Non si capisce questa scusa del traffico e dell’overtourism. L’anno scorso la processione era partita da Piazza Santo Stefano fino al Duomo; l’anno precedente il percorso andava dalla Chiesa di San Leone Magno fino alla Chiesa di San Giuseppe. Nel 2003 si era snodato il corteo nella parte est della città, in zona Niguarda, da via Val Maira, viale Ca’ Granda fino all’ospedale Maggiore. Allora ci si chiede: ma che turismo potrebbe mai esserci in zone così periferiche di Milano? E, soprattutto, ma quale traffico? Tenendo poi conto che in realtà, come in tutte le processioni vigili, è consentito transennare previo avviso? Lo si è sempre fatto per le maratone o per altre situazioni che prevedono percorsi anche più lunghi.
Sembra davvero di vivere il romanzo fantapolitico dello scrittore francese Michel Houellebecq – “Sottomissione” – in questo continuo ritirarsi all’indietro, mentre gli islamici (come fecero nel 2009) occupano senza alcun permesso piazza del Duomo per la preghiera, inginocchiati verso la mecca e sotto gli occhi benevoli della Madonnina che ancora oggi ci guarda. Con la scusa del traffico si va a cancellare un valore culturale che toglie la fede pubblica a noi – forse anche in rispetto di una certa laicità mal predicata – per lasciare spazio a chi la sua fede pubblica non la perde e non ha alcuna intenzione di perderla né di andare a patti. Ecco, forse allora forse dobbiamo ripensare anche queste politiche di accoglienza. San Paolo ci disse che la carità va fatta sempre e solo nella verità. Ma se la carità la si fa senza predicazione e senza spiegare che l’accoglienza che si pone in atto non è un calarsi le braghe (ma è un annunciare qualcosa di più grande), allora si perde qualcosa.