Il capo no-Tav: “Siamo tutti black bloc”. La sinistra è servita

· 28 Luglio 2026


Cari ascoltatori, alla fine la narrazione dei pochi delinquenti venuti da un fantomatico altrove che infettano la pacifica e civile manifestazione di protesta del movimento no-Tav, è andata in pezzi. E per mano insospettabile. Già era una narrazione sgangherata, perché con 140 agenti feriti, oltre un milione di danni, la pratica della vera guerriglia portata nel cantiere – peraltro, direbbe Pier Paolo Pasolini, contro due volti del proletariato contemporaneo, l’agente in divisa e l’operaio del cantiere – un tale sovvertimento della convivenza civile non può essere stato partorito da tre o quattro scalmanati.

Il disvelamento della verità, e questo è anche più interessante, viene non da fonti avversarie, ma da Guido Fissore, attivista e storico esponente del movimento no-Tav, il quale ha parlato in una conferenza stampa che aveva come oggetto l’analisi degli scontri. Fissore ha detto: “Il racconto della maggior parte dei giornali e dei telegiornali è stato il solito dai tempi del primo G7, da Genova o anche da prima, cioè ‘ci sono i valligiani che volevano manifestare tranquillamente, poi arrivano i black bloc’. Questa divisione è assolutamente falsa: se voi aveste visto il corteo che partiva di qua, sapreste che sono andati su in migliaia verso Chiomonte, quindi quello che è successo là l’abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili”.

Diciamo che questa è una grandiosa lezione di onestà intellettuale a Matteo Lepore, agli esponenti fighetti della sinistra istituzionale che flirtano con l’antagonismo, salvo poi rintanarsi nella loro ipocrisia politicamente corretta delle ‘due piazze’: noi siamo la piazza pacifica, quelli là non con noi c’entrano niente. Fissore, uno dei capi no-Tav, la dice piatta: le due piazze non esistono, il movimento no-Tav, caso di scuola dell’antagonismo di estrema sinistra italiano, è una sola piazza e la divisione tra i presunti manifestanti gandhiani e i black bloc è falsa, poi rimarca che non è neanche la prima volta che lo dice: “Mi ricordo che nel 2011, quando ci sono stati fatti analoghi a Chiomonte, dopo qualche giorno abbiamo fatto una manifestazione a Torino in cui abbiamo sfilato con lo striscione di apertura ‘Siamo tutti black bloc’”. Non c’è quindi separazione netta tra piazza pacifica e piazza antagonista, ma neanche tra le varie piazze del movimento, quella della protesta e la versione delinquenziale dedita alla guerriglia urbana nichilista.

Fissore infine specifica che “questo non vuol dire che tutti andiamo a tirar pietre ai poliziotti: le situazioni possono degenerare, però entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa da tutti. Raccontare che noi siamo quelli bravi e che sono quelli che vengono da fuori a fare questi gesti che dite ‘inconsulti’ non è vero: siamo tutti responsabili”. E addio alla narrazione dei giornalisti che passano il giorno a innalzare peana al movimento no-Tav, è proprio uno dei capi a prenderli a schiaffoni. Gioco, partita, incontro: la distinzione buoni-cattivi, sinistra politica-sinistra antagonista, non c’è. Ed è il problema dei nostri giorni, tra l’altro non solo italiano: l’aveva capito quel puzzone impresentabile di Donald Trump, e infatti ha accostato il movimento antifa internazionale al terrorismo…


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