Follia degli editori: firma che sei antifascista o non entri in fiera

· 14 Giugno 2026


In questa puntata di “Alta tiratura” Alessandro Gnocchi racconta la nuova follia del mondo editoriale: gli organizzatori della prossima edizione della fiera “Più libri più liberi”, che si svolgerà alla Nuvola di Fuksas di Roma il prossimo dicembre, hanno inviato una mail ai vari editori in cui si chiede loro di firmare una dichiarazione di antifascismo come atto necessario per essere ammessi alla fiera. Nella dichiarazione ufficiale fatta pervenire dall’Aie – la più importante associazione italiana degli editori – viene richiesto di “dichiarare sotto la propria responsabilità di aderire ai valori e ai princìpi espressi nella Costituzione italiana, nella Carta dei diritti fondamentali e nella Dichiarazione universale dei diritti umani, di riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”, nonché di “rispettare i principi di libertà di pensiero e di stampa, rifiutare ogni forma di discriminazione, di incitamento all’odio”.

Un fatto abbastanza bizzarro, anzi surreale, per una serie di motivi. Trascuriamo il fatto che questa dichiarazione è scritta malissimo, perché è ovvio che se uno aderisce ai valori espressi nella Costituzione, automaticamente fa propri i princìpi antifascisti. Ma a quanto pare era necessario tirare fuori la parola “antifascismo”. Poi c’è da riflettere sul ruolo di una fiera del libro, che deve vendere libri, non rilasciare patenti politiche o morali. Non è una sentinella a guardia della Costituzione – che tra l’altro prevede la libertà di espressione – non è un soviet (anche se lo sembra) che vaglia l’affidabilità ideologica prima di rilasciare una tessera di conformità. Quindi, che senso ha tutto questo? Nessuno: non ci sono fascisti alle porte che chiedono uno stand alla fiera del libro della piccola e media editoria. Quindi è una dichiarazione senza senso, un mero gesto simbolico non si capisce contro chi, se non forse a quegli editori tipo “Passaggio al Bosco” che già l’anno scorso furono al centro di una polemica perché appartenenti all’estrema destra.

C’è un problema ulteriore, che va segnalato: come mai non si estende la patente anche al concetto di anticomunismo? Perché, se proprio vogliamo dirla tutta, per appartenere alla famiglia democratica e liberale è necessario non solo essere antifascisti, ma anche essere anticomunisti. Questo è evidente in tutti i Paesi del mondo tranne in Italia, dove la propaganda comunista è riuscita a far passare l’idea che l’antifascismo coincidesse con il comunismo, un concetto assolutamente falso: in montagna tra i partigiani c’era una grossa quota anche di militari, di monarchici, di cattolici, di liberali e di anarchici. Allora chiederemmo ai piccoli e medi editori di sottoscrivere anche la dichiarazione di non essere comunisti, di non avere mai giustificato Stalin, Mao, Pol Pot e affini, e ammettono che il comunismo italiano – tramite la svolta di Salerno di Togliatti – ha rinunciato alla rivoluzione proletaria su ordine diretto di Stalin, il quale non poteva aprire un fronte nell’Europa meridionale perché doveva conquistare la fetta orientale che finirà oltre la cortina di ferro.

Anche perché il Pci si è distinto per avere promosso alcune delle più spregevoli battaglie culturali contro la libertà di espressione e a favore della censura: ricordiamo il tentativo dei comunisti di non pubblicare “Il Dottor Zivago” del dissidente Boris Pasternak a opera di Gian Giacomo Feltrinelli, che poi fu costretto a uscire dal partito. Ci fu anche il caso della “Biennale del dissenso” del 1977, in cui il Presidente Carlo Ripa di Meana volle invitare tutti gli artisti dissidenti rispetto al potere sovietico, ma a boicottare in tutti i modi questa edizione furono Enrico Berlinguer e Giorgio Napolitano. E allora, visto che il comunismo non può dirsi una forza democratica, facciamo un modulo anche su di esso, no? Il problema è che non funzionerebbe: perché dirsi antifascisti è normale e non si corre alcun rischio, mentre se ci si dichiara anticomunisti si perdono le recensioni, gli inviti, e tante altre belle cose che invece i cosiddetti letterati vogliono tenersi strette. Se la cultura italiana discute dopo tanti anni di un ritorno impossibile e assolutamente insensato del fascismo, ci chiediamo perché siamo entrati in un nuovo millennio. Tanto valeva restare nel ventesimo secolo.


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