Genio Ue: nuove tasse e un bel dizionario woke
Marco Tognini · 2 Maggio 2026
Nella nostra rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: fra questi, Tognini analizza la bufera scatenata dalla relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea 2024-2025. In uno dei documenti programmatici, infatti, è stato stilato un glossario di parole woke: da “islamofobia” a “rom” passando per “ong”. Insomma: tutto è incentrato sui diritti degli immigrati. Ma anche su nuove tasse.
Il Parlamento europeo ha approvato questa relazione con 328 voti a favore, 199 contrari e 98 astenuti, da cui emerge che i valori europei coinciderebbero con un’agenda di estrema sinistra. Non a caso la risoluzione porta la firma dell’eurodeputata olandese dei Verdi Anna Strolenberg, mentre le forze dei Conservatori e dei Patrioti hanno votato contro. Silvia Sardone ha spiegato che ci troviamo davanti a un testo con ben otto punti dedicati alle politiche migratorie – in cui si denuncia un presunto ostruzionismo verso le ong e si condanna quella che viene definita “retorica anti-immigrazione” – ma senza nessuna riflessione seria sulle conseguenze della migrazione fuori controllo.
Ci sono ben 21 punti dove si sottolineano le discriminazioni contro arabi neri, persone di origine asiatica, musulmani e rom. Sarebbe interessante capire perché, al contrario, s’ignorano invece valori centrali come la libertà religiosa: curiosamente si parla di islamofobia, però non di cristianofobia. Non si parla, quindi, delle chiese cui viene dato fuoco sempre di più spesso nei Paesi a più alta presenza islamica; e non c’è nemmeno alcun riferimento alle donne obbligate a indossare il vero islamico, o alle minorenni costrette a matrimoni forzati. Pensate che nella relazione si cita per ben 267 volte la parola “diritti” e solo due volte il termine “doveri”. Sarebbe sufficiente questo dettaglio per spiegare perché questa risoluzione non può rappresentare i valori europei, che sono certamente di tolleranza ma anche di affermazione di una cultura, di un’identità e di un modo di essere che nei secoli ha cambiato il mondo.
Come se non bastasse, in questo orizzonte europeo la parola d’ordine è “tasse”: con Ursula von der Leyen sta portando avanti da tempo l’espressione “risorse proprie”. Le quali però che non arrivano dalla volontà degli Stati membri, ma da una tassazione che va direttamente in tasca alla Commissione, che la potrà usare per quello che ritiene opportuno. Proprio in questi giorni si sta infatti discutendo dell’introduzione di cinque nuovi balzelli – destinati a incrementare il bilancio europeo – per un totale di 8 miliardi in più per l’Italia: vuol dire 300 euro a famiglia. Il tutto nonostante la crisi economica e nonostante il pil dell’eurozona cresca di un quarto rispetto a quello americano.
Un esempio? L’Emission Trading System (EU ETS), ovvero le quote sulla Co2 emesse dalle imprese e dalle aziende, che si vorrebbero estendere agli edifici e ai trasporti: generando un disastro. Poi ci sarebbe il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, per cui l’importazione di determinate merci con standard ambientali più bassi sarebbe tassata, facendo saltare tutta una serie di scambi commerciali: inevitabilmente molte merci costerebbero di più, con riflessi anche sui consumatori. Come ha dichiarato il capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, Paolo Borchia, se iniziamo a guardare in quanti rivoli vengono sprecati i nostri soldi c’è da star male: “Anziché parlare di aumenti di bilancio, sarebbe il caso di iniziare a spendere meno e meglio”.
