Mario Sechi: America is back, grazie a Dio!
Giovanni Sallusti · 10 Gennaio 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute con Mario Sechi, direttore responsabile di Libero, dell’attualità politica e internazionale – con un particolare focus sul ruolo degli Stati Uniti d’America dopo la destituzione di Nicolas Maduro in Venezuela.
“L’Europa non capisce che l’America è tornata a occuparsi dell’Occidente e quindi soprattutto della sua sicurezza e dei suoi interessi primari: ‘America is back’, possiamo dire. Tutto questo sconvolge i leader europei che pensavano di usufruire gratis (o quasi) dell’ombrello della difesa americana. Quel mondo è finito, specialmente a causa della Cina, avversaria della manifattura occidentale, del commercio e della nuova tecnologia, che avanza minacciosamente nel Pacifico e arriva fino a noi sotto varie forme. Ora tocca all’Ue dimostrarsi orgogliosa di appartenere all’Occidente, ma comincio a nutrire dei dubbi: l’anti-americanismo, moltiplicato dall’ideologia woke molto forte nelle sinistre, è un grande ostacolo”.
“Il Venezuela di Maduro ha negato tutti i diritti politici all’opposizione, ha truccato le elezioni, ha costretto 8 milioni di abitanti ad andarsene. Che cos’altro serviva per farlo cadere? Gli Stati Uniti, che danno sempre un’occhiata a quello che succede nel giardino di casa, hanno capito che se nei Caraibi la Cina s’impadronisce del petrolio venezuelano, saremmo davanti a un serio attacco al nostro modello di vita, al nostro benessere e alla nostra democrazia. Qui ci giochiamo veramente il futuro dell’Occidente. In questo inizio di anno nuovo Trump ha rifilato un bello schiaffone al presunto ‘amico’ Putin: gli ha rimosso un dittatore sudamericano ‘protetto’ dal presidente russo e gli ha sequestrato una petroliera. Vedrete che il prossimo Paese a cadere sarà Cuba. Stanno venendo giù, una dietro l’altra, tutte le dittature sudamericane rosse”.
“La Groenlandia è un pezzo dell’emisfero occidentale che, stando alla dottrina Monroe aggiornata da Trump, deve essere difeso. Quelle acque, quei ghiacci sono infettati di sottomarini russi e di incursioni cinesi per via della presenza delle terre rare. La battaglia della contemporaneità è dunque ancora una volta una lotta per l’egemonia, per il controllo delle risorse e il benessere delle proprie popolazioni. La storia c’insegna, poi, che gli Stati Uniti non restano nei territori che invadono – quando sono chiamati a farlo, e lo fanno sempre con riluttanza. L’ultimo esempio è l’Afghanistan, dove sono andati illusi di poter trasferire le conoscenze e i valori della democrazia e hanno scoperto che il sistema tribale prevale. E così, dopo 20 anni, Joe Biden ha fatto uno dei più disastrosi ritiri della storia”.
“Se cade l’Iran, come tutti i sinceri democratici sperano, sarà la vittoria definitiva dell’Occidente, dell’America e di Israele su quella satrapia sanguinaria che ha prodotto stragi, dolore, lutto e povertà in tutto il Medio Oriente e lo ha diffuso nel mondo. Vincerebbero sia Trump sia Netanyahu, che esce come un gigante da tutta questa vicenda e come un leader di guerra incredibile. Quarantasette anni fa Khamenei venne salutato come liberatore, dopo di che si è dimostrato un oppressore del proprio popolo attraverso l’interpretazione della legge coranica e l’applicazione di regole liberticide: sono arrivati i guardiani della rivoluzione e la polizia morale, e ha progettato tutti i più importanti attentati terroristici nel mondo. Se il regime capitolerà, gli intellettuali di sinistra à la page dovranno vergognarsi di loro stessi”.
“Emmanuel Macron è un esempio conclamato della debolezza dell’Europa, è un presidente che governa contro se stesso e contro il popolo francese. Questa è la realtà. Avrebbe dovuto dimettersi, lasciare decidere ai francesi chi sarebbe stato il prossimo presidente della Repubblica francese e poi avere un governo coerente con la mappa politica del Paese. Ma questo Macron non lo fa, perché pensa che arriverebbe il fascismo. Sulla politica estera, poi, racconta una serie di panzane colossali. Crede di essere un grande, ma in realtà è un piccolo uomo di Stato. La fortuna dell’Italia è che c’è un governo in sintonia con la mappa politica del Paese: Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani costruiscono un’alleanza che funziona”.
