Mamdani giura sul Corano: testacoda in occidente

· 2 Gennaio 2026


Cari ascoltatori, non è banale né semplicemente procedurale, e non è nemmeno una irenista festa muilticulti, il giuramento di Zorhan Mamdani come nuovo primo cittadino di New York. Infatti Mamdani è il primo sindaco islamo-socialista della Grande mela e ha celebrato l’inizio ufficiale del suo mandato alla storica stazione della metropolitana City Hall giurando sul Corano, con al suo fianco due perle del wokismo islamofilo, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez.

È la prima volta che un politico americano importante giura sul Corano, ma soprattutto è accaduto in una città simbolo, la città della Statua della libertà: New York è l’avamposto sull’Atlantico del Nuovo mondo, costruito sulle orme del Vecchio con il suo carico di valori, la libertà, l’autodeterminazione, la democrazia, lo Stato di diritto, con in più una frontiera a disposizione per correggerne le strutture e le contraddizioni. A New York, nel Novecento, hanno guardato centinaia di milioni di europei che hanno attraversato il mare alla ricerca di un destino, per giocarsi liberamente la partita della vita, a volte per sfuggire ai mostri del totalitarismo, sia nero sia rosso, che a un certo punto hanno sequestrato l’Europa. La torcia che la Statua della libertà ha in mano è un faro per tutti gli uomini liberi.

E solo 25 anni fa, l’11 settembre 2001, New York ha subìto il più orrendo attentato islamista della storia, il colpo più letale sferrato all’America: più di 3.000 morti, e oggi Ground Zero ricorda quel momento, in cui l’esperimento democratico e libertario ha vacillato sotto i colpi di Al Qaeda, una New York ferita nello skyline, nel suo disegno, dall’islam radicale e terrorista e dalla sua idea di sfregiare irreversibilmente la terra della libertà in nome dell’islamismo.

Oggi, nella città simbolo degli uomini liberi, e anche dell’orrore dell’islamismo fondamentalista, il nuovo sindaco ha giurato sul Corano nella metro di New York. Mamdani non ha una storia che incrocia il terrorismo, ma contatti con il radicalismo sì, perché frequentava una delle moschee più ambigue e forse compromesse di Brooklyn; e non ha mai negato posizioni vicine all’intifada globale, alla “resistenza” musulmana. Mamdani è un islamico che fa del suo essere islamico un elemento di racconto pubblico, e anche di trasformazione della realtà; ed è sciita, la stessa versione dell’islam che esprime la teocrazia totalitaria dell’ayatollah.

Ecco, di fronte a questo gigantesco testacoda culturale, non possiamo non interrogarci, non chiederci se a New York qualcosa stia cambiando, perché se sta cambiando lì, allora sta cambiando in tutto il nostro mondo: non è un fatto neutro, deve indurci a riflettere, ad alzare l’attenzione, perché New York rimanga la capitale del mondo libero come l’abbiamo sempre pensato.


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