“Parlando liberaMente” con Fabio Dragoni/La guerra tiepida di Trump e Xi, insieme per forza
Giovanni Sallusti · 25 Settembre 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute con Fabio Dragoni, firma di Libero e de Il Timone, di come sta evolvendo la situazione internazionale, a partire dall’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping a Washington.
“Stati Uniti e Cina non si fanno e non si faranno mai la guerra, ma nemmeno saranno mai completamente in pace, perché c’è in atto una competizione continua. È per questo motivo che serve avere un presidente degli Stati Uniti d’America con i nervi saldi e soprattutto contezza della sfida: la Cina ha un bisogno estremo degli Stati Uniti, perché il territorio americano è un gigante che consuma, è il centro del mercato mondiale. Ecco perché i deu leader si rispettano, si temono e si incontrano, per tenersi d’occhio reciprocamente. Non ci troviamo in una nuova guerra fredda, come sosteneva Henry Kissinger, ma diciamo tiepida, a bassa temperatura. Meglio che resti così. L’importante è che alla Casa Bianca rimanga un uomo sgraziato quanto si vuole, ma che ha bene in testa l’interesse nazionale, e anche dell’Occidente”.
“In tutto questo, è cruciale la sfida sull’intelligenza artificiale. Pensare che la partita epocale finisca in mano al Partito comunista cinese dovrebbe inquietare qualunque uomo libero. Sul fronte bellico, per esempio, l’AI apre scenari impressionanti perché riesce ad analizzare una quantità mostruosa di dati: per individuare un bersaglio si è passati dalle 10 ore ai 10 minuti, la guerra ha fatto un salto di quantità e di qualità enorme. L’auspicio è che chi spinge il pulsante rimanga l’essere umano, sperando nella saggezza dMelle sue decisioni”.
“Mentre al di là dell’oceano si parla di questi temi cruciali, dalle nostre parti gli eurocrati di Bruxelles ci tengono imprigionati dentro le gabbie contabili tecnocratiche del 3%, lasciandoci in procedura d’infrazione per uno 0,1%. Il bello è che gli europeisti in servizio permanente effettivo dicono che l’Unione ha una sua forza ci vuole più Europa, ma è vero l’esatto opposto. Un insieme di Paesi è più forte quando le singole nazioni sono lasciate libere di competere tra loro e di cooperare su poche cose essenziali. Che tipo di democrazia unica si potrebbe mai costruire in una comunità in cui ci sono 28 Stati che parlano almeno 20 lingue diverse? Aveva ragione Margareth Thatcher, con il suo monito a non costruire un ‘Superstato’ a Bruxelles”.
“Le critiche mosse dalle opposizioni al nuovo decreto scuola, per cui in classe gli stranieri che non parlano l’italiano non possono essere più del 30%, non hanno senso. Fino a tre settimane fa criticavano chi proponeva la reintroduzione delle classi differenziali, adesso contrastano un provvedimento che vuole superare le difficoltà di comprensioni linguistiche reciproche degli studenti, accettando di fatto il principio che ci possano essere classi fatte solo da alunni che non parlano italiano: esiste una classe più differenziale di questa? Anche perché sanno perfettamente che l’altro punto forte – il divieto di niqab e burqa a scuola – è difficile da contrastare”.