No al burqa, sì al nucleare: doppio scacco all’oscurantismo progressista

· 24 Settembre 2026


Cari ascoltatori, registriamo un doppio scacco che in poche ore è stato inflitto all’oscurantismo di sinistra, questo cortocircuito per cui il fronte che si autoproclama progressista ha lo sguardo costantemente rivolto verso il passato, e anche il più retrivo. Il primo scacco è la pietra dello scandalo mediatico di questi giorni, il decreto d’urgenza, normale in una democrazia liberale, che – oltre al tetto per gli studenti stranieri – dice no al burka e a tutti gli altri veli integrali a scuola, misura che salvaguarda la dignità della persona e la parità tra uomo e donna, uno stop all’avanzamento della sharia e alle mortificazioni incivili che porta con sé.

Abbiamo trovato incomprensibile e un filo inquietante quel che si legge oggi su Repubblica: i tecnici del Quirinale, con i quali è in corso un’interlocuzione su questo decreto, avrebbero dei dubbi: “Una particolare sensibilità deve guidare questo no del provvedimento, il divieto di burqa in classe che rischia di confliggere con il rispetto dell’identità religiosa”. Beh no, semmai è il burqa in classe che confligge con il rispetto della nostra identità liberale e occidentale.

Continua Repubblica: “Dal Colle trapelano dubbi, soprattutto per le sanzioni ai genitori delle studentesse che lo indossano e che potrebbero indossarlo in prima persona durante i colloqui”. Ecco, questo non si può, primo perché c’è un banale problema di riconoscimento dell’alunna, secondo perché c’è un gigantesco problema culturale e valoriale: chi ha presente la nozione di progresso sta con il provvedimento del governo di centrodestra.

L’altra messa in pratica del concetto di progresso (e siamo al secondo scacco) è il ritorno dell’energia nucleare in Italia dopo 40 anni, con l’approvazione definitiva della legge delega in Senato sul nucleare di ultima generazione, pulito, sicuro, con una nuova generazione di reattori, piccoli, più flessibili, basati sulla fissione. Secondo il cronoprogramma avremo il primo impianto nel 2034, e si stima che il ritorno di questo comparto genererà 117mila posti di lavoro. Sappiamo che per i finti progressisti il lavoro è un tema marginale e volgare, loro si occupano più di retorica arcobaleno e di flotille. Ma questo non è un dettaglio, è un balzo in avanti per l’economia e per la politica energetica, uno scostamento non ideologico dal carbonfossile. Lo diciamo perché i progressisti non hanno spiegato che il no talebano al fossile e al nucleare è in realtà tornare nelle caverne: l’energia adesso ci arriva lo stesso dalle centrali nucleari, ma quelle francesi e svizzere, e a loro la paghiamo. Scegliere il nucleare è progresso economico e anti-ideologico.

Questo è il doppio scacco all’oscurantismo progressista che difende il burqa e ci vuole nelle spelonche, è fermo a Cernobyl e non vede l’enorme questione di diritto dietro al velo integrale in classe. Doppio scacco, e vicini allo scacco matto.


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