Quirinalisti e giornaloni, prrr: sulla scuola il governo tirerà dritto

· 22 Settembre 2026


Cari ascoltatori, la oggi la bolla mainstream è uno spettacolo. Ieri, all’inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato che la scuola è la più efficace leva di integrazione e che non bisogna creare ghetti: detto con la postura e l’autorevolezza del Quirinale, non è in contraddizione con i provvedimenti che il governo, in primis il ministro Valditara, stanno portando avanti. I quali mirano proprio a un’integrazione effettiva, che non sia una disintegrazione: affrontano il problema degli studenti stranieri con problemi di lingua che non fanno passi avanti nell’apprendimento, per cui, a cascata, il livello didattico si appiattisce verso il basso per tutti, anche per gli studenti italiani; e combattono i ghetti, perché il ghetto si crea quando non c’è integrazione linguistica, culturale, non c’è avanzamento formativo.

Per questo non esiste contraddizione tra i richiami di Mattarella e i provvedimenti dell’azione di governo: ma la bolla si è esibita in un fuoco di fila di titoli identici in cui i giornaloni, Corsera, Repubblica, Stampa e via dicendo, hanno tutti mischiato in vario modo le tre parole “Mattarella”, “scuola” e “no ai ghetti”, con qualche incursione del “monito”. È l’opera del quirinalista collettivo che strumentalizza il Quirinale, soprattutto quando governa il centrodestra, tirando la giacchetta al presidente della Repubblica e mettendo le sue parole in rotta di collisione con il governo.

C’è poi la variabile, anch’essa su tutti i giornaloni, dell’esternazione del presidente della Cei, il cardinale Zuppi, il quale – da più bergogliano di Bergoglio – si è lanciato in un ”la scuola sia inclusiva” con accento critico sull’azione di governo. Così come Avvenire con “Scuola per tutti”, come se il governo volesse una scuola solo per qualcuno, mentre la scuola del merito di Valditara è quella che in questi anni ha combattuto le discriminazioni, quelle socio-economiche in primis. In pratica, Zuppi, la Cei e i media accoliti dicono al governo che cosa deve o non deve fare.

Allora vorremmo chiedere alla bolla che racchiude tutti costoro: siamo d’accordo che il governo ha ricevuto un mandato popolare in libere elezioni? Che se l’esecutivo individua come priorità delle azioni, esattamente come predica Mattarella, per evitare ghetti, favorire un’integrazione concreta e non retorica, combattere il livellamento didattico che causa anche dispersione scolastica, ha diritto di farlo?

Oppure ci tocca ribadire una tautologia, cioè che il governo in una liberal-democrazia deve poter governare? Perché sembra che appena il Quirinale, taroccato da lorsignori, dalla Cei e da altre voci più o meno autorevoli, alzano la bacchetta, il governo si dovrebbe fermare. Peraltro la nostra è una Repubblica parlamentare, se volete una Repubblica presidenziale, allora sostenete il presidenzialismo: ma estrapolare e strumentalizzare i virgolettati di Mattarella e rivenderli come sacro graal e altolà al governo ci pare assai troppo, così come la sudditanza del governo alle posizioni della Cei sarebbe un’abdicazione allo Stato laico. In effetti i progressisti, con quella loro passione sfrenata per il burqa, qualche problema con lo Stato laico ce l’hanno. Ma sul tetto agli stranieri, nell’interesse degli stranieri e degli italiani, e sul no al burqa a scuola che è un no alla sharia, il governo siamo certi che tirerà diritto.


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