Silenzio, parla Oriana: 20 anni dopo ha ancora più ragione

· 15 Settembre 2026


Cari ascoltatori, stamattina la notizia di più stretta attualità è di vent’anni fa: il 15 settembre 2006 se ne andava Oriana Fallaci, tornata a Firenze da Manhattan dicendo “voglio morire guardando l’Arno dal Ponte vecchio”. L’Oriana ha incarnato la lucidità dello sguardo sulle convulsioni della contemporaneità, la libertà dell’analisi giornalistica e intellettuale: e infatti le sue profezie sul destino della nostra civiltà, dell’Occidente, sono drammaticamente presenti nelle nostre giornate.

Oriana Fallaci è stata tantissime cose, cronista di costume a New York, inviata di guerra dal Vietnam al Medio Oriente, ha radiografato un momento particolare della storia greca, complice la sua relazione con Alekos Panagoulis; è autrice di Inshallah, di Interviste con la storia, cioè con i volti che la storia indossava, fra i quali l’ayatollah Khomeini, davanti al quale lei si tolse “questo stupido cencio medievale”, il velo islamico. E ovviamente è stata la rabbiosa e orgogliosa scrittrice del post 11 settembre, che non si rassegnava, dopo quei 3 mila cadaveri, al masochismo culturale, all’arretramento ingiustificato dell’Occidente proprio nel momento in cui avrebbe dovuto imporre con maggior fierezza la sua differenza specifica, cioè la libertà.

Ieri sera, a Quarta repubblica di Nicola Porro, è stata svelata una lettera inedita di Oriana al suo avvocato dopo l’attentato, in cui diceva che pensava di aver visto tutto, tutto l’orrore, tutta la bassezza umana di cui è capace la guerra, ma questa cosa non l’aveva mai vista, siamo di fronte a un salto inedito della storia. Poco dopo, Quarta repubblica ha mandato un servizio su Mestre, uno dei tanti luoghi in cui oggi, vent’anni dopo, le idee e il coraggio di Oriana rimbombano, perché ha raccontato come Mestre oggi, tecnicamente, non sia Italia.

Il servizio documentava come nelle scuole di Mestre non solo la comunità bengalese sia nettamente la più numerosa, ma stia cambiando il paesaggio antropologico e le abitudini: è diventata normalità il velo delle bambine, il genitore italiano che dice mio figlio non si sente a casa sua, è respinto perché quella comunità è impermeabile. Altro che integrazione, è la comunità straniera che rifiuta di integrare l’italiano in Italia, portando usanze familiari differenti, scarso riconoscimento delle nostre libertà fondamentali come la dignità di ogni persona, la parità tra uomo e donna.

A Mestre è normalità veder camminare l’uomo davanti e la donna dietro velata: la cronista tentava di intervistare la donna ma rispondeva sempre l’uomo. Questo servizio parla anche della grandezza dell’eredità della Fallaci, che nel 2005 ricevette il premio Annie Taylor a New York “per l’eroismo e il valore che ne avevano fatto un simbolo nella resistenza contro il fascismo islamico e una combattente nella causa dell’umana libertà”, in coerenza con l’Oriana quindicenne che combatteva il fascismo nella Resistenza. Altro altro che reazionaria, razzista, destrorsa: la libertà è sempre stata la sua stella polare. Nel discorso con cui accettò questo premio, disse: “Sia a destra che a sinistra tutti si focalizzano sul terrorismo, cosa che non sorprende perché le condanne verbali del terrorismo sono il loro alibi, il loro modo di pulire le loro coscienze non pulite. Ma nel terrorismo islamico non vedo l’arma principale della guerra che i figli di Allah ci hanno dichiarato. Nel terrorismo islamico vedo soltanto un aspetto, un volto di quella guerra: il più visibile, sì, il più sanguinoso e il più barbaro, ovvio. Eppure, paradossalmente, non il più pernicioso, non il più catastrofico: il più pernicioso e il più catastrofico a parer mio è quello religioso, cioè quello dal quale tutti gli altri aspetti, tutti gli altri volti derivano, per incominciare il volto dell’immigrazione. Cari amici, è l’immigrazione, non il terrorismo, il cavallo di Troia che ha penetrato l’Occidente e trasformato l’Europa in ciò che chiamo Eurabia”.

Oggi Eurabia è la nostra quotidianità, è nelle periferie francesi, tedesche, italiane, è a Mestre: la diagnosi della Fallaci è visibile ovunque, tranne che per la bolla delle anime belle che non vogliono vederla. Per questo Radio Libertà, per celebrare il ventennale della scomparsa di Oriana Fallaci, domani e dopodomani alle 18.30 trasmetterà una selezione di interventi, brani di interviste e di discorsi della scrittrice e giornalista. Il titolo è “Silenzio parla Oriana”. Non l’hanno ascoltata 20 anni fa, l’ascoltino adesso, non c’è voce migliore per parlare dell’oggi, da Mestre al Medio Oriente.


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