Roggero resta dentro: ingiustizia è fatta
Giovanni Sallusti · 14 Settembre 2026
Cari ascoltatori, niente da fare, a Mario Roggero non va mai bene. La notizia di oggi è la conferma di una evidente stortura, almeno in un mondo normale: Roggero resterà in carcere, perché il Tribunale di sorveglianza di Torino ha rigettato l’istanza di differimento della pena per grazia presentata dalla difesa del gioielliere 72enne, condannato in via definitiva a quasi 15 anni, quindi praticamente all’ergastolo. Roggero aveva ucciso due rapinatori e ne aveva ferito un terzo durante un assalto alla sua gioielleria nell’aprile 2021.
Diciamo che a Roggero non va mai bene perché non abbiamo dimenticato, come pare invece sia abitudine, dei precedenti che non sono dettagli. Prima dell’ultima rapina ne aveva già subite in serie (sette) e lui e i suoi familiari avevano subito violenze, anche nell’ultima che poi ha avuto quel tragico epilogo: la moglie era stata presa a pugni, la figlia era stata minacciata con un coltello alla gola, a lui avevano fatto un conto alla rovescia con la pistola alla tempia. Queste scene non sono prese da un serial crime in tv, è la vita vera di quest’uomo.
Gli stimabilissimi giudici, chiusi in un confortevolissimo ufficio, hanno stabilito che avendo i rapinatori varcato l’uscita della gioielleria, non valeva più lo stato di alterazione di Roggero causata dalla scena che abbiamo riepilogato, una condizione emotiva che definire turbata è un delicato eufemismo. Il meccanismo sarebbe che i rapinatori escono e lui torna in automatico perfettamente composto, per cui è come se avesse sparato a due persone a caso.
La sentenza è, in punta di codice, inappuntabile; ma è anche un caso di scuola di “summum ius summa iniuria”, dicevano i latini che il diritto l’hanno fondato. Quando della legge vien fatta un’applicazione asettica, formale, fin maniacale, rischia di tradursi in una somma ingiustizia. Parliamo di casi limite, ma quello Roggero per noi lo è: era fondata nella realtà la richiesta di differimento della pena in attesa della decisione del Capo dello Stato sulla grazia, e in subordine l’ipotesi di detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha respinto queste richieste che avrebbero un po’ decompresso la stortura, avrebbero portato Roggero fuori da quel carcere dove si trovava con criminali autentici, fuori dall’incubo peggiore: Roggero avrebbe risposto comunque dell’accaduto, ma con una logica di diritto fondata nella vita reale.
Niente, Roggero è andata male anche questa volta. Va male sempre, umanamente, ogni volta che non si compie un passo incontro a questo anziano condannato all’ergastolo. È una stortura in più cui noi non ci rassegniamo: questo è un caso limite per cui la giustizia ha un unico sinonimo: grazia.