L’unico disagio psichico di El Koudri è che odia l’occidente
Giovanni Sallusti · 14 Settembre 2026
Cari ascoltatori, alla fine si è capito che non era disagio psichico ma odio culturale, la causa del car jihad che Salim El Koudri ha messo in opera a Modena. Come ricorderete, il trentunenne di origine marocchina nato a Bergamo si scagliò con l’automobile sui passanti per sfogare il suo istinto omicida, poi scese e cercò di accoltellare tutti quelli che incontrava. Un minuto dopo le anime belle lanciarono la parola d’ordine “disagio psichico”, non coniata lì per lì, ma da sempre a disposizione della loro narrazione: sono 25 anni, da quando il terrorismo islamico è tornato la principale minaccia per l’Occidente, che si impegnano a relativizzare, sminuire, occultare.
Però occultare diventa dura, adesso che è uscita la notizia dei quattro monologhi registrati da El Koudri nelle 48 ore precedenti l’attentato, perfino pubblicati su Instagram e poi cancellati. Ne ha dato conto sul Giornale Fausto Biloslavo, spesso ospite ai microfoni di Radio Libertà. Questi monologhi contenevano delle simpatiche perle come “l’Italia va distrutta” perché secondo lui “siamo schiavi degli americani” e i tirate contro i poteri forti, i ricchi e gli ebrei. Insomma una sorta di invettiva contro la democrazia pluto-giudaico-massonica, pronunciata in inglese rivolgendosi a uno sconosciuto “brother”, a un “fratello”.
Secondo le rivelazioni del Giornale, El Koudri fra l’autunno 2024 e maggio 2025 aveva fatto un viaggio in Europa con la stessa automobile della strage, ed era rimasto a lungo tra Germania e Inghilterra. Inoltre, l’uomo consultava la rete complulsivamente, cercava i filmati degli attacchi usando le auto come arieti lanciati sulla folla: Berlino, Nizza, Barcellona. È la tattica dei “mille tagli” propria dell’Isis: colpite ovunque gli ebrei e cristiani, uccideteli con ogni mezzo, in macchina, con un coltello, con un’arma da fuoco, appiccando un incendio.
Ed è quello che è accaduto a Modena, dove ha provato a uccidere con auto e coltello gli infedeli. Ci è riuscito con l’innocente Monica Esposito, travolgendola. È l’applicazione letterale del kit del terrore islamista, preceduta da video di odio contro l’Italia, l’America, gli ebrei, l’occidente. Un odio verso il Paese dove è nato e che gli avrebbe potuto dare un futuro di benessere e libertà.
Quindi non è il disagio psichico a essere stato decisivo, ma quell’odio che trova sfogo nel terrorismo, nella sua nuova modalità: non più organizzato come con Al qaeda o l’Isis, ma pulviscolare, emulativo, con un kit di tecniche a disposizione. El Koudri ha fatto quel che ha fatto perché odiava la civiltà italiana, europea, americana, insomma occidentale, e questa è una realtà che non può essere rimossa.