A Venezia trionfa l’empatia, la parola-truffa del politicamente corretto

· 5 Settembre 2026


In questa puntata di “Alta tiratura”, Alessandro Gnocchi racconta l’83esima della Mostra internazionale d’arte cinematografica – che si terrà al Lido di Venezia fino al 12 settembre 2026 – e, in particolar modo, analizza un concetto chiave che sembra il fil rouge di questo Festival: la parola “empatia”.

Tutto è cominciato subito dopo l’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera a George Clooney, dove il tormentone è entrato subito in circolazione. I due conduttori della serata inaugurale, Greta Scarano e Nicolas Maupas, hanno detto subito “empatia”; poi è arrivata Laura Dern, grande attrice americana soprattutto nei film di David Lynch, che ha pronunciato la laudatio di Clooney parlando di empatia. E sul palco il divo americano, quando ha ritirato il Leone d’Oro, ha di nuovo parlato di empatia.

Vedendo un film importante di Gianni Amelio intitolato “Nessun dolore”, presentato fuori concorso, il regista ha trattato il tema dell’immigrazione e, durante la conferenza stampa, ha parlato pure lui – sorpresa – di empatia. Ma che cos’è esattamente questa empatia? In questo contesto viene utilizzata nel senso di inclusione, parola ormai sputtanata da migliaia di editoriali pensosi, e sostituisce anche la parola “diversità”, che non si usa più nemmeno a Harvard, l’università quella più woke del mondo.

Insomma: non avendo più senso queste parole, ci voleva un termine che richiamasse una presunta nobiltà d’animo e la superiorità morale di una certa sinistra, ed ecco sbucare l’empatia: dappertutto, in ogni discorso. Il problema è che si tratta di un’empatia molto strana: Amelio, a un certo punto, ha dichiarato: “Preferisco stare con le persone che mi fanno stare bene. Le altre preferisco non incontrarle. E così anche quando voto”. Ma come? Ci avete parlato di empatia, di quanto sia bello capire le ragioni altrui, di quanto sia nobile il gesto di empatizzare con chi è diverso da noi, e poi ci dite che preferite stare con le persone che vi fanno stare bene?

Da questi piccoli importanti esempi si capisce come l’empatia rappresenti l’ultima scialuppa di salvataggio di una sinistra cui non è rimasto niente. Con la menata dell’empatia stanno del resto ripetendo che quelli che non la pensano come loro sono dei rozzi, ignoranti, brutali; anzi, insensibili e incapaci di provare emozioni, cioè “empatia” verso gli altri. Se i progressisti andranno avanti così, è probabile che li aspetti una sconfitta elettorale.


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