È il momento di dirlo: chissenefrega di Report!

· 3 Settembre 2026


Cari ascoltatori, dimenticate il conflitto in Ucraina e i suoi addentellati, dimenticate il Medio Oriente in fiamme (fra l’altro pare che la strategia di Trump di strangolare il business petrolifero dei pasdaran stia funzionando), e dimenticate anche i dati di politica interna, che l’Italia ha il governo in sella da più tempo nel dopoguerra, e che i numeri parlano di occupazione record: se diamo retta ai pruriti della bolla e dei giornaloni accoliti, le sorti del Paese sono appese a un’unica domanda: che fine farà Report?

Un coro di paginate isteriche e disperate su un tema che costoro vivono come pari al Watergate, mentre è un film estivo vanzinano: l’attentato a Ranucci, il mandante Valter Lavitola suo amico e fonte, nonché personaggio dal curriculum perlomeno ambiguo; il vaneggiamento di Lavitola su un futuro politico di Ranucci in testa ai progressisti e addirittura a palazzo Chigi; la scoperta che l’acutezza non è la dote di Ranucci, il quale, dopo non essersi avveduto delle intenzioni dell’amico, si è messo lo scolapasta in testa e si è pubblicamente parificato, in rapida successione, a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Aldo Moro. E già a questo punto, nell’interesse dello stesso Ranucci, la vicenda si sarebbe dovuta concludere con l’intervento di due nerboruti infermieri.

Invece no: è partito lo psicodramma della successione: prima vengono individuati due successori, poi uno dei due, Giulia Presutti, di fronte alla rivolta della redazione fa un passo indietro “nell’interesse di Report”. In parallelo esce e poi sparisce un articolo su un giornale dello Zimbabwe (sic) in cui si scrive di un business in cui Lavitola sarebbe stato coinvolto. A latere c’è il caso Giulia Innocenzi, una giornalista che lavora per Report ma non è iscritta all’Ordine dei giornalisti (per noi non fa differenza, l’Ordine è una realtà corporativa e anacronistica) per cui parte un’altra giostra, se possa o non possa fare la conduttrice, e non si capisce nemmeno più chi decide.

Insomma, nei talk, sui giornaloni, nei cenacoli, tutti si chiedono che cosa sarà di Report. C’è forse gente che si ritrova in piazza, nei bar, a interrogarsi angosciata? Ve lo diciamo noi: no. Nel Paese vero, appena oltre Viale Mazzini, la gente a inizio settembre è a compare i libri di scuola per i figli, va a lavorare, e di Report, nonché delle isterie di questi giorni, se ne sbatte. Report è un programma importante della Rai avrà certamente un futuro e avrà un conduttore. Ma non è un tema qualificante per il Paese, non è neanche al decimo posto. Chi se ne frega di Report.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *





Ti Potrebbe Interessare


Radio Libertà

Background