Molesti una 13enne? Basta “dispiacerti” e sei subito fuori!
Giovanni Sallusti · 2 Settembre 2026
Cari ascoltatori, a molti sarà capitato di bere due tequile, o altri alcolici, e non per questo andare ad aggredire sessualmente qualcuno, per esempio una tredicenne. Invece la cronaca è ancora una volta bislacca, meglio, agghiacciante: nel quartiere Madonna di campagna, a Torino, un bengalese è stato arrestato – e poi, dopo due giorni, liberato – con l’accusa di aver molestato sessualmente una tredicenne. Il gip ha deciso di lasciarlo andare perché si è mostrato dispiaciuto, e a questo punto ci chiediamo perché non gli abbiano anche steso un tappeto rosso e insignito di una medaglia al dispiacere.
Le tequila hanno un ruolo perché al Tg Piemonte, servizio poi trasmesso al Tg1, hanno intercettato questo gentiluomo che era ovviamente in libertà, a spasso in bicicletta. Intervistato, ha candidamente ammesso: “Ho sbagliato, avevo bevuto due tequila”. Ora non si parla di una sbavatura nel comportamento o di un eccesso verbale, ha messo le mani addosso a una tredicenne. Il fatto è avvenuto il 28 agosto: la ragazzina è entrata nel negozio dove quest’uomo lavora, il quale le ha chiesto quanti anni avesse, lei ha risposto 13. Lui ha commentato “molto giovane”, poi, ha spiegato la vittima, “mi ha chiesto se avevo il fidanzato: gli ho risposto di sì per cercare di allontanarlo, ma lui mi ha abbracciato e palpato tre volte il seno. Mi diceva ‘molto buono’, io ero disgustata, ho preso le mie cose e sono uscita di corsa dal negozio, avevo la nausea. Ho chiamato subito mia mamma”.
Le forze dell’ordine hanno rapidamente arrestato il bengalese e, grazie ai filmati delle telecamere del negozio, hanno realizzato che una quarantina di minuti prima aveva riservato analoghe attenzioni (un altro ‘errore’ da tequila?) a una donna di 40 anni, palpandole più volte il fondoschiena. Insomma, questo tipo in poco più di mezz’ora l’ha fatto due volte.
Capite che è un racconto che non sta in piedi, men che meno il provvedimento lunare del gip: ricordiamo che uno dei motivi di custodia cautelare è il rischio di reiterazione del reato, ed è chiaro che se questo signore beve altre due tequila lo potrebbe rifare con la prima che incontra, e senza badare all’età. Inoltre, secondo il Codice di procedura penale uno dei criteri per identificare il rischio di reiterazione è il canone della concretezza: il pericolo deve basarsi su elementi reali e dati oggettivi della personalità dell’indagato. Ci pare proprio che quanto a concretezza ci siamo, e ha pure confessato: rimettere in libertà questo bengalese è dal punto di vista del diritto, della logica, del senso morale, del senso comune, assolutamente indifendibile.