Ricatto islamico a Venezia: moschea o blocchiamo la città

· 28 Agosto 2026


Nella nostra rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: fra questi, Tognini analizza la notizia secondo la quale la comunità bengalese sta puntando i piedi e ha posto un aut aut all’amministrazione comunale di Venezia: o fate la moschea per noi oppure blocchiamo tutta la città. E così, proclamando un ipotetico sciopero nelle varie marinerie dove lavorano, metterebbero a rischio i cantieri navali e tutte le attività ricettive.

Del resto la comunità bengalese di Venezia ha un potere elevato, perché si tratta della prima comunità musulmana della città (20mila persone, compresi chi ha acquisito la cittadinanza italiana e i domiciliati) che ha tentato – fallendo – di incidere alle elezioni comunali di quest’anno, con ben sette candidati in lista che la sinistra aveva inglobato nella speranza di portare a casa nuovi elettori, che adesso pretendono una moschea in Via della Giustizia a Mestre. Il neoeletto sindaco Simone Venturini ha dichiarato che non concederà spazi almeno fino a quando i bengalesi non dimostreranno passi avanti nell’integrazione delle donne, nell’apprendimento dell’italiano e nella partecipazione alla vita della comunità cittadina.

Il loro grido di battaglia è: “Fermeremo Marghera”, insieme alla Fincantieri e a tutto il settore del turismo. Ma il primo cittadino della città lagunare ha ricordato: “Partiamo dalle regole basiche di civile convivenza che insistono a ignorare. Buttano di tutto: dai materiali ai sanitari fuori dalle isole ecologiche. Non fanno la differenziata e per Venezia è un costo enorme. E stiamo parlando di una città in cui oggettivamente la raccolta rifiuti è fatta con modalità molto particolari. “Abbiamo provato distribuendo volantini in più lingue, ma non hanno cambiato atteggiamento. Lasciano la spazzatura accanto ai cassonetti. Non tutti si comportano così, ma troppi sì, nelle zone dove sono più concentrati i bengalesi. E questo è un problema grave con gli strumenti normativi a disposizione”.

Insomma: ancora una volta è il cittadino italiano il cittadino a essere penalizzato. Ed è curioso anche il fatto che i bengalesi abbiano tanti milioni da spendere per una mega moschea: da dove arrivano tutte queste tutte queste risorse? Da alcuni Stati stranieri? Ci sarebbe capire perché e per come viene autorizzato quest’accoglienza da parte di comunità di una religione che non ha nessun tipo di intesa con lo Stato italiano per due motivi fondamentali: non ha una gerarchia effettiva condivisa da tutti gli aderenti di quella religione e poi perché comunque ci sono diversi insegnamenti di quella religione incompatibili con uno Stato di diritto e liberale.


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