L’antifascismo-farsa: scandalo per “Sì fascia”. Ma era una scritta edilizia!
Giovanni Sallusti · 18 Agosto 2026
Cari ascoltatori, l’unico antifascismo effettivamente esistito, quello nobile, aveva a che fare con la tragedia, perché si opponeva a una dittatura che schiacciava l’Italia sotto una cappa autoritaria e l’aveva gettata nella follia criminale della Seconda guerra mondiale al fianco di Adolf Hitler. Invece l’antifascismo dei nostri giorni riguarda il registro opposto, quello del comico, perché, in assenza di fascismo, è simulazione in cui il fascismo, poiché non c’è, viene evocato a rischio zero, dalla propria poltrona, negli editoriali dei giornaloni.
È quello che Umberto Eco chiamava “fascismo eterno”: uno stratagemma della sinistra, secondo la quale il fascismo è sempre sul punto di ritornare, bisogna sempre suonare l’allarme. Ma la vetta del comico è stata sfondata in questi giorni nella Toscana di Eugenio Giani, a Pisa, dove sui muri della scuola primaria Collodi sono apparse delle scritte che potevano sembrare “Sì fasci”, anche se la parola concludeva con una “a” mal riuscita. Insomma, la scritta era “Sì fascia”, ma il vigile occhio antifascista, fra la tastiera sulla spiaggia e gli spritz, è scattato subito e ha suonato le sue campane.
Il più scatenato sui social è stato Antonio Mazzeo, uno dei dirigenti del Pd toscano, vicepresidente del Consiglio regionale: “Un gesto intollerabile contro un luogo di istruzione. Pisa è una città insignita della medaglia di bronzo al valor militare per la Resistenza, non può esserci spazio per simboli e richiami a ideologie fasciste e naziste”, e quasi lo vediamo, resistente immaginario, agitare lo smartphone con lo stesso coraggio dei combattenti sulle montagne di 80 anni fa. Non è stata da meno la senatrice Pd Ylenia Zambito: “Fa impressione che siano apparse oggi, giorno in cui ricorre il ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti, queste scritte”. Pure Matteotti, che però è stato un eroe antifascista mentre la tragedia stava divorando il Paese, non cazzeggiando a Ferragosto.
Passa qualche ora e ci si rende conto che quelle scritte non le ha fatte qualche nostalgico in camicia nera, ma sono state lasciate dagli operai che stavano lavorando in quell’edificio per realizzare un cappotto termico prima della riapertura delle scuole. Il “Sì fascia”, infatti era accompagnato con una freccia che indicava agli operai il punto dove andava collocata una fascia. In pratica hanno tirato in ballo Matteotti per un cappotto termico.
Non contento, Mazzeo ha messo la pezza peggio del buco: “Ho commesso un errore. Può capitare. Come sarebbe bello che la stessa solerzia della destra pisana, oggi così attenta a commentare questo ‘errore’, si manifestasse anche nel prendere le distanze senza ambiguità quando compaiono davvero scritte inneggianti al fascismo o al nazismo”. La realtà è che Mazzeo ha preso una topica colossale e farebbe bene a scavare una buca nella spiaggia in cui si trova e nascondersi. L’odierno antifascismo in assenza di fascismo è un’allucinazione collettiva, un colpo di calore: se arrivano a scambiare una scritta di operai al lavoro per una peana al regime (sparito da 80 anni), consigliamo loro di lasciar perdere la politica e rivolgersi a qualche specialista.