Non si può dire “terrorismo islamico” nemmeno al memoriale del Bataclan!
Giovanni Sallusti · 14 Agosto 2026
Cari ascoltatori, mentre la commedia Ranucci monopolizza l’estate italiana, ci tocca rilevare che nelle cose umane esistono anche la tragedia e il ricordo che rende omaggio alle vittime e rammenta a tutti chi sono i colpevoli, altrimenti è solo retorica. Stiamo parlando della notizia che abbiamo letto sul Giornale: la targa al Bataclan cancella la matrice islamica della tragedia.
Questa è blasfemia rispetto all’accaduto e ai morti. Ricordiamo che era il 13 novembre 2015, Parigi fu colpita da un attacco terrorista da parte di cellule affiliate allo Stato islamico, in totale 132 morti e oltre 400 feriti: tre kamikaze si fecero esplodere fuori dallo Stadio Saint-Denis dove dovevano giocare Francia e Germania, altri commando aprirono il fuoco a caso contro i clienti seduti nei locali della capitale; ma erano solo diversivi, perché il vero colpo fu sferrato al Bataclan, dove quella sera erano presenti 1.500 persone per assistere a un concerto rock. Tre terroristi fecero irruzione sbraitando Allahu akbar, spararono con gli AK-47 in mezzo alla folla, inneggiando alla Siria, all’Iraq e allo Stato islamico. Sul pavimento del locale rimasero i corpi di 90 persone.
A dieci anni a quello sfregio ai corpi e all’anima della Francia, Parigi aveva commemorato le vittime inaugurando un memoriale in Place Saint-Gervais dietro l’Hotel de Ville, con 6 blocchi di granito che rappresentano i luoghi colpiti dai terroristi: Bataclan, Stade de France, Le Carillon e Petit Cambodge, La Bonne Bière e Casa Nostra, La Belle Équipe, Comptoir Voltaire. Sul terreno è riprodotta la mappa dell’orrore, ci sono alberi e fiori che testimoniano la forza della vita che va avanti.
Che cosa manca in questo omaggio sacrosanto? Mancano gli attentatori, chi è stato a sparare al Bataclan e nei locali, a farsi esplodere fuori dallo stadio: sono stati dei commando di terroristi islamici, è una cosa che va detta, non è irrilevante. Pensate se in un posto dove si commemora un eccidio nazista, per esempio le Fosse ardeatine, non fosse riportato che i responsabili sono i nazisti. È un caso di rimozione, e se fosse inconscia sarebbe ancora peggio, perché vorrebbe dire che l’ideologia e la neolingua buoniste sono state del tutto introiettate dalla classe dirigente francese ed europea. Non c’è motivo di omettere un dato così macroscopico, il nome e l’identificazione di quelli senza i quali tutto sangue non sarebbe stato versato.
D’altronde la spiegazione migliore l’ha data probabilmente una attivista, di cui circola il video, che all’indomani dell’attentato islamista di Berlino (un uomo si lanciò con il furgone sulla folla del Gay pride), disse con delusione “la prima cosa che ho pensato è: spero che sia bianco e cristiano”, perché così avrebbe prestato il fianco alla polemica sul suprematismo reazionario bianco. Al contrario, il terrorista islamico sfarina la narrazione progressista, il falso irenismo in cui si culla la classe dirigente europea; rompe il dogma dell’utopia diversitaria (leggete Mathieu Bock-Côté), cioè il culto del diverso radicato nell’élite multiculturale francese, per cui tutte le colpe sono dell’Occidente e della sua civiltà colonialista, infetta e sfruttatrice.
La Francia macroniana è la punta di diamante di questo progetto di auto-mortificazione, che nasce da ben prima: per esempio, l’intellighenzia parigina accolse con grandi entusiasmi la rivoluzione khomeinista dei tagliagole che stavano sequestrando la civiltà persiana. Questi non accettano che esista una declinazione politica, fondamentalista, terrorista dell’islam, né che sia una minaccia per l’Occidente e per i suoi luoghi-simbolo. Per questo è un dovere ricordare che il Bataclan è stata una strage islamica: non farlo è una forma di codardia intollerabile.