Conte: “Sul covid siamo stati un modello”. Sì, quello cinese

· 7 Agosto 2026


Cari ascoltatori, non sarà una notizia, e nemmeno la prima volta, ma è impossibile non notare che lo sport più praticato da Giuseppe Conte è prendere per i fondelli il popolo di cui si millanta avvocato. Ieri, infatti, come tutti sanno, c’è stata la mitologica audizione in commissione Covid dell’ex presidente del Consiglio. Evento ormai insperato, dopo il tira e molla tragicomico sul fatto che Conte era membro della stessa Commissione che lo doveva ascoltare: da qui il balletto “si dimetta e dopo la riammettiamo, sì lo faccio domattina ma voi non mi audite, se lei non si dimette non possiamo, insomma auditemi, lo faremmo ma lei non risponde mai al telefono”. Un canovaccio alla Totò e Peppino.

Alla fine l’audizione c’è stata, ma è diventata flusso di coscienza, una sorta di monologo difensivo, tanto che servirà una seconda puntata, probabilmente il 14 settembre. È andata a senso unico con momenti surreali e un non sequitur di autoelogi di Conte sulla sua attività di statista, dai quali si intuisce che egli percepisce se stesso fra De Gasperi e De Gaulle. E ci è rimasto in mente un dettaglio che forse tanto dettaglio non è, piuttosto spia della sua ottica già al tempo della pandemia, il vero vulnus al di là dei singoli casi potenzialmente gravissimi su cui non ha detto una sillaba, tipo le mascherine cinesi inefficaci, sovrapagate e con commissione sovramercato all’intermediario, su cui ha fischiettato aggiustandosi la pochette.

La frase rivelatrice è questa: “Ogni volta che adottavamo un dpcm” – ricordiamo: annunciati orwellianamente nottetempo in dirette social allestite da Rocco Casalino, in cui Conte spiegava quali libertà garantite dalla Costituzione sarebbero state amputate la mattina dopo, bypassando il confronto parlamentare – “le ambasciate lo traducevano e lo diffondevano in tutte le cancellerie. E alcuni presidenti me lo dicevano, siamo stati un modello”. Un modello? Noi siamo ammiratori della capacità pirandelliana di Conte di adottare una, nessuna e centomila maschere, di stravolgere la logica e recitare a soggetto: ma questo è troppo anche per lei, avvocato, saremmo stati un modello nell’adottare i dpcm saltando il dibattito parlamentare come fosse una cosa superflua?

Un altro momento inquietante è stato quando Conte ha rivendicato come qualcosa di cui essere fieri che sotto la sua gestione lo Stato si sia trasformato in nonno, papà, zio dei cittadini, di tutti noi. Ma non non vogliamo uno Stato zio o papà, cioè lo statalismo paternalista e invasivo delle nostre libertà fondamentali. Lo vorremmo efficace, rispettoso delle libertà, che fronteggia un’emergenza: invece costoro non sono stati minimamente all’altezza, l’hanno sminuita, hanno dato dei razzisti anticinesi ai governatori del nord, per poi improvvisamente far partire il giro di vite più liberticida e il lockdown più ferreo nel mondo occidentale. E ora rivendicano questa schizofrenia come una virtù.

Cari Conte &.C., non siete stati un modello: siete stati prima negazionisti sul virus e poi avete eretto il lockdown a ideologia, con il chiusurismo perenne, con la subordinazione di libertà fondamentali e costituzionali alle politiche decise dal vostro comitato tecnico-scientifico. In questo sì, ripensandoci, siete stati un modello: quello cinese.


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