Dopo Mamdani, tra i dem avanza l’estremista El-Sayed: Dio ci conservi Trump!

· 5 Agosto 2026


Cari ascoltatori, è un continuo resistere all’assedio coordinato del mainstream, alla mostrificazione esercitata dai media unificati sull’orco con il toupet alla Casa Bianca intento a dare fuoco all’America e al mondo. È vero che Donald Trump a volte ci mette del suo: per esempio condividiamo il suo obiettivo di impedire che il totalitarismo nazi-islamico iraniano arrivi ad avere la bomba atomica, però ci resta incomprensibile sua strategia, con tutti questi stop and go che cominciano a essere davvero troppi e troppo contraddittori.

Tuttavia, in politica internazionale è regola aurea è fare un’analisi comparata, cioè guardare cosa c’è di là, in questo caso la sinistra americana (che è sempre un’anticipazione della sinistra europea e occidentale): oggi ce lo mostra il Michigan, dove le primarie democratiche, indette per giocarsi il seggio al senato contro i repubblicani, sono state vinte – al netto di un possibile riconteggio – da Abdul El-Sayed, cittadino americano di prima generazione, figlio di genitori egiziani.

Chi è Abdul El-Sayed? Per farci un’idea abbiamo preso il Corriere della Sera, che ha infilato alcune perle di questo ennesimo astro nascente della sinistra americana (quindi mondiale). Un commento sull’uccisione di Kamenei? “No, qui a Dearborn, nel Michigan c’è tanta gente triste”. In quella città il 45% degli abitanti è musulmano, per cui, in rispetto di tutta questa gente triste sulla morte di uno dei peggiori macellai contemporanei, El-Sayed ha reputato di non dire nulla. “Le persone ferite feriscono le persone”, è poi il suo commento illuminato dopo l’attacco terroristico a una sinagoga del Michigan, tra l’altro piena di bambini, da parte di un libanese naturalizzato americano legato a Hezbollah, che El-Sayed si è ben guardato dal condannare, mostrando senza neanche fingere di giustificare un attentato sul suolo americano. E poi, criticando un senatore democratico pro-Israele, John Fetterman, ha detto “auspicabilmente basta attaccare a un palo la testa di un orco per scoraggiare tutti gli altri”.

Diciamo che El-Sayed non sembra incentivare lo strumento del dialogo, quello che coltivava Charlie Kirk, neppure con un avversario nel suo stesso partito. “Se loro abbassano il livello, noi li portiamo nel fango e li strozziamo”, ha detto in un altro comizio. Insomma, è una sorta di declinazione del sindaco di New York Mamdani, di questa nuova sinistra democratica solo di nome: non ha più nulla a che fare con la tradizione clintoniana, tantomeno kennediana, che non abbiamo amato ma era comunque altra cosa rispetto a questa che giustifica attentati di Hezbollah e che considera triste il giorno in cui è morto Khamenei. Non solo: El -Sayed ha fatto comizi con il podcaster di estrema sinistra Hasan Piker, il quale ha detto che “l’America si meritava l’11 settembre”, la ferita più grave della storia americana, e “voglio vedere il sangue dei capitalisti scorrere nelle strade”, nel Paese per eccellenza del capitalismo, nettamente il modello migliore o perlomeno meno peggiore per creare ricchezza e benessere.

El-Sayed ha vinto le primarie in Michigan, Stato fra l’altro tendenzialmente moderato, con un’agenda copiaincollata da quella di Mamdani: provvedimenti sociali all’insegna del socialismo, assistenzialismo a pioggia soprattutto per alcune minoranze, e sconfessione dell’identità americana, giustificando il terrorismo e non facendo una piega all’idea che l’11 settembre sia stato “meritato”.

È il woke cieco e acefalo che consegna i Paesi a personaggi portatori di un’agenda non improntata ai diritti, un grande abbaglio anche della nostra sinistra, del nostro campo largo sempre più estremo: l’alternativa politico-culturale è incarnata da Mamdani, da El Sayed, da una sinistra filo-islamista e anti-occidentale. Usciamo dall’isteria della bolla: se il quadro è questo, con tutte le perplessità e i limiti che vi pare, Dio ci conservi a lungo Donald Trump.


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