L’ultima ingiustizia: Roggero in cella con narcos e criminali veri

· 4 Agosto 2026


Cari ascoltatori, c‘è un pezzo della cronaca, per noi rilevante, una stortura umana all’interno di quella maxistortura che è la vicenda di Mario Roggero, cui hanno dato 14 anni – che per un settantenne è l’ergastolo – per aver ucciso due dei rapinatori che erano entrati nella sua gioielleria, avevano minacciato la figlia, picchiato la moglie: era l’ennesima volta che gli toccava l’inferno di essere aggredito, minacciato negli affetti e depredato negli averi, cosa che per la sinistra è irrilevante. Ma la proprietà e il frutto del tuo lavoro non sono irrilevanti, è dove si riverbera la dignità di un uomo.

Il pezzo di cronaca di cui dicevamo è l’intervista di Hoara Borselli alla moglie del gioielliere, Mariangela Sandrone, che ha raccontato la giornata di Roggero nel carcere di Bollate, una struttura in cui le condizioni di vita sono migliori rispetto alla media delle carceri italiane. Il punto è che alla domanda su com’è la cella, la moglie ha risposto: “Una cella come tante, lunga circa 3 metri e mezzo e larga un po’ meno di 3, ci stanno in due, un cuoco narcotrafficante e Mario; l’altra sera hanno mangiato una pizza, forse l’ha preparata il nuovo compagno di cella di Mario, un signore che è finito dietro le sbarre per narcotraffico”.

La moglie ha raccontato anche che la sera ha cenato con Massimo Bossetti, il muratore condannato per l’omicidio della 13enne Yara Gambirasio, che Bossetti avrebbe anche aggredito sessualmente. Sulla sentenza e alla vicenda di Yara sono emerse negli anni perplessità e incongruenze, ma stando alla lettera della legge, Bossetti è colpevole. Insomma, Mario Roggero, persona onesta, lavoratore, aggredito più volte nei suoi affetti e nel frutto del suo lavoro, passa le sue giornate di fianco a un narcotrafficante e la sera cena con uno condannato in via definitiva per l’omicidio di una tredicenne: umanamente c’è qualcosa che stride, non è una quotidianità credibile, non rappresenta la storia, il dramma, anche gli errori di questo gioielliere. La sentenza di condanna a suo carico e la sua applicazione mostrano un caso di summum ius summa iniuria, come dicevano i latini (per esempio Cicerone nel “De officis”) che lo ius l’hanno inventato: il caso in cui l’applicazione letterale e inappuntabile della legge può produrre una somma ingiustizia.

Roggero che divide la cella e dorme con un narcotrafficante e cena con il condannato per l’omicidio di una tredicenne non è una scena sostenibile: l’iter della grazia è graduale, non potrà avvenire domattina, ma questa è e resta una somma ingiustizia.


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