I no-Tav: “Guerra in corso”. Allora si mandi l’esercito!

· 30 Luglio 2026


Cari ascoltatori, c’è chi i no-Tav li coccola, li vezzeggia, li ricopre di elogi dai salotti della gauche-caviar in fregola per la guerriglia urbana fatta dagli altri, mentre loro si scambiano tartine; e c’è chi i no-Tav li prende in parola e noi siamo tra questi. Noi prendiamo sul serio gli esiti delle loro azioni, 140 poliziotti feriti, 1 milione di euro di danni, guerriglia urbana in Val di Susa.

Anche le parole vanno prese sul serio: e poche ore fa è stato diffuso un comunicato del movimento no-Tav a ruota della contestazione, cioè della guerriglia – e a ruota del divieto di campeggio fino al 3 agosto in Val di Susa, perché campeggio significa campo base – scritto a più mani e letto durante una conferenza stampa in Piazza delle armi a Susa. Nel comunicato è scritto: “I due compagni tedeschi fermati dopo la manifestazione del 25 luglio sono oggi nel carcere delle Vallette: a loro va il nostro pensiero e la nostra solidarietà. Li vogliamo liberi ora e vogliamo la polizia e gli operai di Telt fuori dalla valle, dalla Terra e dal sistema solare”. I viziati figli di papà che giocano alla rivoluzione vogliono i lavoratori in divisa, la polizia e i lavoratori del cantiere, fuori dal sistema solare: è una guerra di classe, ha ancora ragione Pier Paolo Pasolini, i privilegiati sono i teppisti della guerriglia, i proletari sono i poliziotti e gli operai che lavorano.

Ma c’è di più: “Di fronte agli attacchi vigliacchi della repressione abbiamo un’unica soluzione, rilanciare: e allora ci prenderemo questi giorni per fare quello che volevamo fare e forse qualcosina in più, giorni per conoscerci, discutere della guerra in corso e delle complicità che legano il Tav alla catastrofe guerrafondaia degli Stati e delle potenze di tutto il mondo”, come se fosse Antani. La cosa grave è che questi comunicati passano in cavalleria come fossero la normalità della vita democratica, ma non è così: chi ha scritto dice apertamente che c’è una guerra in corso, e allora, cari intellettuali che li supportate, rinfrescatevi sul vocabolario il significato della parola guerra.

Costoro scientemente praticano e rivendicano nei loro documenti pubblici la guerra contro lo Stato, contro i poliziotti, contro gli operai, contro la convivenza civile: ma se stanno facendo una guerra, loro stessi stanno chiamando in Val di Susa la presenza del soggetto che deve intervenire quando c’è una guerra, ovvero l’esercito. Parlano di guerra, quindi si becchino quello che ci si becca in una guerra vera, non quella simulata e coccolata dagli intellò con le tartine: si becchino l’esercito.


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