Sinistra in fuga dalla realtà: sono gli islamisti a uccidere i gay!
Giovanni Sallusti · 27 Luglio 2026
Cari ascoltatori, questa mattina registriamo l’ennesima precipitosa fuga della sinistra italiana dalla cronaca, nonché il solito tentativo di taroccarla e nasconderne il senso. Il fatto è l’attentato al Gay pride di Berlino con il sistema del car-jihad, il furgone lanciato sulla folla: una donna è morta e i feriti sono parecchi, alcuni dei quali gravi. L’attentatore è tale Abdul Ballout, cittadino tedesco di origini libanesi, 21 anni, dichiarato sostenitore dell’Isis, tanto che era addirittura monitorato, evidentemente non benissimo: è morto in uno scontro a fuoco con le forze speciali in un capanno nel quartiere di Spandau, sempre a Berlino, dove si era rifugiato.
Ballout aveva un consistente curriculum da aspirante terrorista e poi da terrorista praticante: era stato condannato a maggio per aver tentato di unirsi all’Isis in Siria passando per il Libano, dove era stato arrestato ed espulso verso la Germania (il vettore fra Nordafrica ed Europa funziona, spesso non funziona l’inverso). Aveva poi continuato a dare segnali di radicalizzazione, avrebbe dovuto partecipare in un centro specializzato a 26 incontri di deradicalizzazione e prevenzione dell’estremismo, ma c’era andato solo due volte, mentre i suoi post continuavano a dichiarare sostegno al gruppo terroristico. Insomma era dichiaratamente organico alla struttura capillare, oggi pulviscolare dell’Isis.
Qui ci sono almeno due elementi ricorrenti di fronte ai quali non si possono chiudere gli occhi: la persistenza del fenomeno del car-jihad, format tipico dei terroristi in Europa, e la negazione del concetto di diritto, cioè l’idea che qualunque persona sia intrinsecamente dotata di diritti inalienabili. Per costoro questa negazione vale ancora di più per le persone omosessuali, pensate alle impiccagioni nel cuore di Teheran, ai galantuomini di Hamas che a Gaza scaraventano gli omosessuali giù dai tetti a Gaza, ma in generale a tutti i Paesi islamisti.
Questo elemento di cronaca è un filo scomodo per la stramba narrazione woke dei ‘queer per Gaza’, degli ‘LGBT per Hamas’, insomma quei tentativi dadaisti di tenere insieme l’agenda ultradirittista, derive incluse, che ha come precondizione una società aperta, con la retorica delle canaglie islamiste. E infatti su Berlino è mancata la consueta corsa all’esternazione da parte delle prime file del campo largo, perché è difficile da maneggiare. Le uscite che sono state osate la dicono lunga su questa confusione culturale. Per esempio Ilaria Salis: “Il fanatismo religioso e l’estrema destra condividono lo stesso odio e la stessa intolleranza verso la comunità LGBTQ+”, con attenzione a inserire tutte le consonanti, che sono più importanti del fatto che gli omosessuali vengano uccisi proprio in quanto tali.
A rinforzo Riccardo Magi di +Europa, che ha anche un’agenda diversa da quella della Salis ma fa copia-incolla: “La violenza verso il mondo LGBTQ+, non ha una sola matrice, può nascere dall’estrema destra come dal fanatismo religioso”. Insomma tutti citano la destra che però non c’entra niente, non abbiamo visto una corsa di esponenti di AfD prendere d’assalto il gay pride di Berlino. E poi arriva Sinistra italiana, il sottopartito di Fratoianni nel cartello rossoverde: “Non importa l’origine o il credo religioso di chi abbia commesso l’attentato, il punto è l’odio”. E qui ci ribelliamo: non è vero che non importa, questo attentato afferisce chiaramente un’ideologia terrorista, fondamentalista, assassina, che intende cancellare l’omosessuale in quanto tale, per cui la matrice non è secondaria, e l’equivalenza ‘potrebbe essere un islamista o uno di estrema destra’ è messa lì per tenere vivo uno spettro antifascista in presenza di eventi drammatici. Uno spettro che non c’entra nulla ma che la dice lunga sul loro balbettìo culturale, sulle coperture che costoro danno alla retorica antioccidentale-filo islamista, sullo sbando totale della sinistra in fuga dalla cronaca.