Più pacchetti anti-maranza e meno franchi tiratori
Giovanni Sallusti · 15 Luglio 2026
Cari ascoltatori, nel tardo pomeriggio di ieri abbiamo assistito a distanza ravvicinata al migliore e al peggiore centrodestra possibile. La buona notizia, per chiunque viva in questa realtà, nelle nostre città, è il disegno di legge che rafforza l’impianto della politica di sicurezza del governo, semplificato come “pacchetto antimaranza” (così si coglie il punto): prevede misure che affrontano un fenomeno che sta sequestrando le nostre strade, cioè una delinquenza – spesso minorile, organizzata in bande, sovente di immigrati o di seconda generazione – che ha sdoganato il coltello come pratica quotidiana e mina la sicurezza dei cittadini.
I punti clou di questo disegno di legge rappresentano un passo avanti, a partire dal fermo preventivo esteso ai disordini relativi alla cosiddetta movida, che potrà riguardare anche i minorenni e che potrà essere esercitato dagli agenti della polizia locale, quindi calato in modo capillare sulle emergenze del territorio: potranno essere fermati soggetti che in base ai precedenti si ritengono pericolosi in quella situazione.
Un altro provvedimento importante è che per le lesioni alle forze dell’ordine si potrà procedere d’ufficio, senza necessità di una querela, perché le divise non si toccano, altrimenti viene meno il patto sociale. Poi c’è un altro punto, giustamente rivendicato da Matteo Salvini, che interviene sul Codice civile: l’esclusione dal risarcimento danni quando siano stati subiti mentre si stava commettendo un reato grave, come rapina o violenza sessuale. Insomma basta risarcimenti a rapinatori, ladri, molestatori e stupratori. Tutto questo è un segnale di buon governo.
Poi, poco dopo, è andato in onda lo psicodramma-preferenze: l’emendamento che avrebbe introdotto una forma soft di preferenze nel marchigegno della nuova legge elettorale è andato sotto alla Camera per un voto, 188 contro contro 187, a causa di una trentina di franchi tiratori che hanno sparato contro l’emendamento, non contro la riforma complessiva.
Sicuramente è stata accumulata una serie di errori (per esempio la genialata di Maria Elisabetta Casellati di esprimere il parere positivo del governo invece di rimettersi all’Aula, alzando così la temperatura politica) e ora è partita la caccia ai franchi tiratori, Repubblica ci dedica un mare di pagine piene di retroscenismo. L’ipotesi più gettonata, su cui titola Libero, è un’asse trasversale di onorevoli donne, perché sarebbe saltato l’automatismo delle quote di genere: che però sarebbe un punto a favore della donna come individuo che viene riconosciuto in base al merito e non come panda che ha bisogno di una quota. Al di là di questo, è nota l’allergia di Marina Berlusconi per le preferenze, per cui non sembra peregrino pensare a Forza Italia.
E sicuramente è stato un grande favore far presiedere l’aula a Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia piuttosto che ad Anna Ascani del Pd, perché Rampelli avrebbe potuto votare e sarebbe cambiato tutto. Insomma ieri a Montecitorio è andato in scena un capolavoro di tatticismo da parte di qualcuno, e la domanda, che contiene la risposta, è: il Paese, i cittadini, il popolo del centrodestra, hanno più bisogno di pacchetti sicurezza o di manovre tattiche parlamentari? Ora non sappiamo che cosa succederà, il governo non è tenuto a fare niente, Renzi (che oggi sbraita sulle dimissioni) andò sotto sulla legge elettorale più volte. Ma quello che conta è la barra, cioè più buona politica vera e di centrodestra e meno tatticismi, altrimenti riuscirà il capolavoro di far sembrare vivo e credibile il campo largo che politicamente è un camposanto. Non dobbiamo farci distrarre, non dobbiamo morire di tatticismi.