Adesso Ilaria Salis si guarda allo specchio e si crede Matteotti
Giovanni Sallusti · 14 Luglio 2026
Cari ascoltatori, reggetevi, con un cortocircuito a 360 gradi, storico, di valori, di significati, pare che adesso Ilaria Salis si creda Giacomo Matteotti (chiediamo scusa ai discendenti dell’eroe antifascista). L’onorevole è molto scandalizzata per il summit sul terrorismo antifa che si terrà a Washington – dove probabilmente il governo italiano sarà presente – e con una serie di capriole logiche ha legato l’evento all’antifascismo. In realtà questo summit, convocato dal segretario di Stato americano Marco Rubio, ha l’obiettivo di affrontare il pericolo della rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra, che il Dipartimento di Stato e l’amministrazione americana riconoscono nella galassia antifa: questa in America da anni è protagonista di fenomeni come città messe a ferro e fuoco, aggressioni indiscriminate, disordini urbani a non finire, omicidi di matrice politico-ideologica (come quello di Charlie Kirk, un contemporaneo eroe della libertà). Insomma l’antagonismo e il terrorismo di matrice di estrema sinistra negli Stati Uniti sono dati ricorrenti.
Nella black list del Dipartimento di Stato dello scorso anno, tra le organizzazioni monitorate c’è anche l’italiana Federazione anarchica informale: il problema è transnazionale e non è tempo perso occuparsene, esiste a tal punto che lo hanno riconosciuto anche i servizi segreti del Belgio, un Paese non esattamente filotrumpiano, che anzi si sta ammalando e spegnendo di multiculturalismo acritico. Nel report pubblicato dai servizi segreti del Belgio, oltre alle minacce prettamente islamiste fra jihad e Fratelli musulmani, è indicato proprio il rischio del terrore di estrema sinistra. Un altro fenomeno emergente è l’antifascismo militante, che fa un utilizzo indecente dell’antifascismo, usandolo essenzialmente per dare la caccia a chi non la pensa come loro, cioè a chi non è di estrema sinistra.
Dato che il fenomeno è riconosciuto alle due sponde dell’Atlantico, anche in Paesi al sopra di ogni sospetto, è chiaro che lo scandalo c’è solo nella mente di Ilaria Salis, la quale ha tuonato: “L’Italietta postfascista parteciperà giovedì al surreale summit antifa di Washington, promosso per accreditare la tesi secondo cui l’antifascismo sarebbe una forma di terrorismo”. Beh, no, qui si gioca con le parole: il contemporaneo movimento antifa, che coagula l’antagonismo woke e antioccidentale (si sono viste anche scene di caccia al bianco in alcuni quartieri europei) sporca la parola dell’antifascismo storico, che non c’entra nulla.
Ma Ilaria Salis insiste, “il loro obiettivo è criminalizzare l’antifascismo e, più in generale, ogni forma di dissenso politico”. Onorevole Salis, l’antifascismo autentico, che ha visto saltare carriere e vite, è andato in scena, guardi un po’, quando c’era il fascismo, fino al 1945: una galleria di oppositori eroici che hanno messo sul piatto tutta la loro esistenza. Poi sono emersi movimenti alcuni dei quali hanno strumentalizzato questa parola, insozzandola in nome di una violenza politica uguale a quella fascista anche se di colore opposto, tra cui il movimento antifa. Quindi, onorevole, si tranquillizzi, il summit parla di oggi, di un’emergenza della contemporaneità, e lei, su questo possiamo concordare tutti, non è Giacomo Matteotti…