L’iran ci prende in giro: “Qui gli ispettori sul nucleare? Mai”. Capito, pacifinti?
Giovanni Sallusti · 13 Luglio 2026
Carti ascoltatori, per capire che cosa sono davvero la Repubblica islamica dell’Iran e questo domino mediorientale che continua ad autoriprodursi in un girone infernale di guerra da cui sembra non si possa uscire, basta accostare tra loro due dichiarazioni della stessa persona. Si tratta del portavoce del Ministero degli esteri del regime teocratico di Teheran (che, va ricordato, ha nel suo statuto la cancellazione di Israele), Ismail Baqaei.
Prima dichiarazione: “Qualora gli Stati Uniti non rispettassero gli impegni assunti nel recente memorandum d’intesa siglato tra i due Paesi, l’Iran smetterà di attenervisi”, il che farebbe pensare che il rispetto del patto, il valore della parola data e l’approccio costruttivo verso la pace siano interesse prioritario della Repubblica islamica. Ma subito dopo Baqaei, alla domanda “Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha richiesto l’accesso agli impianti nucleari della Repubblica Islamica danneggiati dalla guerra? Nel caso l’Iran lo acconsentirà?”, Baqaei ha risposto dritto per dritto: “No”. Chiarissimo: il grande Satana, cioè secondo la retorica nazi-islamica gli Stati Uniti, deve rispettare assolutamente il memorandum d’intesa, ma allo stesso tempo è esclusa la possibilità che venga realizzata la precondizione che gli Usa ritengono indispensabile per una pace duratura, cioè che la Repubblica islamica rinunci al nucleare e accetti di sottoporre il suo programma atomico al controllo internazionale.
Capite che queste due dichiarazioni nello stesso momento chiarificano la natura della Repubblica islamica e della sua pratica qualificante, la dissimulazione anche come approccio diplomatico. L’Iran teocratico è anche quello che diceva Henry Kissinger: non un Paese, con cui anche se autoritario si può ragionare; ma una causa. L’ayatollah Khamenei diceva che il negoziato è un’altra forma di combattimento da cui il compromesso è bandito: non c’è a monte e non ci sarà mai a valle l’intenzione di imbastire una trattativa seria, soprattutto sul tema dei temi, cioè la rinuncia degli ayatollah al nucleare.
Questo è il vizio alla radice che poi spiega il domino, il susseguirsi di escalation: oggi Trump ha dichiarato “avevamo un accordo, era un accordo concluso e poi l’hanno infranto, li infrangono sempre. Abbiamo avuto dieci accordi con queste persone e li hanno sempre infranti”. Allora, quando giustamente ci si lamenta dell’inferno mediorientale e delle ricadute che lo scenario bellico ha sulla nostra economia, sulle nostre tasche, si potrebbe ogni tanto non parlare dell’orco Trump (con tutti i suoi errori, incluso il non capire la natura di chi ha di fronte) ma considerare che la teocrazia islamista non contempla il negoziato se non come dilazione, guadagno di tempo, presa in giro, come è evidente dalle due risposte contraddittorie di Baqaei. E i pacifinti resteranno tali fino a che non riconosceranno che la causa prima a impedire la pace è la Repubblica islamica dell’Iran.