Cala, cala Sigfrido: la storia d’Italia esiste anche senza Report
Giovanni Sallusti · 13 Luglio 2026
Cari ascoltatori, qualcuno di voi ricorderà Capitan Trinchetto, era il protagonista di un celebre spot dell’acqua Recoaro che andava in onda su Carosello negli anni ‘60 e ‘70. Creato dai fratelli Gavioli, Capitan Trinchetto era un marinaio genovese con la tendenza a spararle grosse, a vantarsi di imprese mirabolanti oltre ogni verosimiglianza. Alla fine l’uditorio invariabilmente esclamava “Cala, cala Trinchetto”, cioè anche meno, torna alla realtà e risintonizza la tu autostima.
Ecco, stamattina potremmo dire “Cala, cala Sigfrido”, cioè Ranucci, che ha reagito male alla decisione della Rai – presa per un minimo sindacale di decoro – di sospendere le repliche di Report che sarebbero dovute partire stasera. La decisione della Rai è dovuta allo stato dell’arte delle indagini sull’attentato subìto da Ranucci, per il quale è sotto indagine Valter Lavitola come possibile mandante: sono emersi i rapporti con Ranucci stesso, una frequentazione assidua nel suo ristorante, l’idea di Lavitola di fare del conduttore il candidato del campo largo. Insomma, il quadro attuale è abbastanza ambiguo e in evoluzione: e in assenza di conclusioni, la Rai ha preso una decisione di banale autotutela della tv pubblica.
La reazione di Ranucci: “Sospendere le repliche di Report per cautelare un marchio aziendale è una decisione che rischia di avere la stessa lettura che le bombe davanti a casa mia siano state messe per amore”, come dire state con i miei nemici che sono i nemici del libero giornalismo, che insinuano ci sia stata una pastetta in questo attentato. La frase clou, però è la seguente: “La conseguenza di questa decisione è che ad essere sospesa è la qualità del lavoro di una squadra, e soprattutto la memoria di fatti importanti di questo Paese”.
Ecco, a questo punto parte il “cala, cala Sigfrido”: la memoria dei fatti importanti di questo Paese esiste ed esisterà indipendentemente da Report. La storia d’Italia non è un’appendice di Report, che a sua volta è un’appendice del tuo ego: la scala va invertita. La memoria dei fatti importanti di questo Paese esisterà anche se Report non andasse più in onda – cosa che non auguriamo, nessuna testata deve essere chiusa sena un validissimo motivo. Ed è utile conservare una percezione realistica delle proprie dimensioni rispetto alle dimensioni della Storia. Va benissimo che Ranucci frequentasse il ristorante di Lavitola, ognuno in privato fa quel che vuole, ma qualunque cosa si bevesse doveva essere forte, se pensa che la memoria dei fatti importanti del Paese dipenda da Report; figurarsi dalla messa in onda delle sue repliche.
Report ha fatto una scelta stilistico-giornalistica, un impasto di iper-giustizialismo, di iper-moralismo (tranne quando viene coinvolto in prima persona). È un esempio di arte del montaggio narrativo: si fanno interviste di 6 ore, si cerca il virgolettato che, sezionato dal resto, getta una luce ambigua sull’interlocutore, e lo si incolla insieme ad altri analoghi. È il montaggio ideologico, con quel tono savonarolesco per cui frequentare un imprenditore equivale ad appartenere a Cosa Nostra. Se non ci tocca sorbire tutto questo anche d’estate è perfino una buona cosa: capiamo lo choc, ma la storia d’Italia esisterà comunque