Così si radicalizzano i bambini: l’imam insegna il corano a schiaffi
Antonino D'Anna · 12 Luglio 2026
In questa puntata di “Zoom” Fabio Amendolara, cronista de La Verità, racconta ad Antonino D’Anna un’incredibile vicenda che proviene dal Comune di Jesi (in provincia di Ancona): un imam bengalese insegnava il Corano dando schiaffi e calci agli scolari minorenni, e per questo motivo è stato arrestato.
“Il contesto non mi meraviglia, perché la zona è ad alta densità di comunità islamiche, e di segnalazioni. Una di queste era stata fatta da un’inviata di ‘Fuori dal coro’, che aveva raccontato le lamentele di un esponente di questo centro islamico a causa di atteggiamenti troppo radicali. La giornalista ha scoperto che questo maestro di religione islamica avrebbe malmenato i ragazzini all’interno del centro, usando metodi di insegnamento durissimi: un addestramento più da caserma che da scuola, per quanto coranica. Inoltre erano previste punizioni severissime: per esempio, i bambini erano “condannati” fare gli squat se non erano preparati o se non rispondevano immediatamente. Addirittura alcuni dovevano stare in ginocchio e tirarsi da soli le orecchie: insomma, racconti da Ottocento”.
“Di tutto questo se ne è accorto un insegnante della scuola ordinaria, perché aveva notato un ragazzino nato in Italia da genitori di origine straniera che mostrava del disagio. Una volta scoperto, il fattaccio è stato segnalato alla polizia. L’attività investigativa ha fatto il resto, fino a che questo insegnante di religione è finito agli arresti domiciliari. A Jesi una parte della popolazione è rimasta attonita, perché questa associazione era considerata inclusiva, mentre un’altra fetta di abitanti – che ha a che fare quotidianamente con queste moschee – era a disagio, anche a causa di rumori molesti e dei muezzin che facevano il loro richiamo alla preghiera”.
“L’inaugurazione di questa scuola coranica per ragazzi è avvenuta nel 2020, quindi forse sono sei anni che si va avanti con questo meccanismo. In attesa degli sviluppo delle indagini, è emerso che sui social network di questa associazione è stata data ampia visibilità all’inaugurazione, con le autorità locali presenti nella casa del popolo di Jesi e con questi bambini che dovevano essere raccontati dal centrosinistra jesino come alunni di una delle scuole più moderate e pacifiste. Adesso immagino che qualche imbarazzo in quegli ambienti ci sia; e se non c’è, dovrebbe esserci”.
“Le moschee illegali sono un problema, ma non vedo molta volontà di affrontarlo, viene messo sotto il tappeto. E c’è anche poca sensibilità verso questo argomento: il commerciante che in un locale con una destinazione d’uso differente ci piazza il negozio, oppure l’ufficio in una abitazione, se viene beccato prende la multa e lo cacciano anche fuori. Se invece viene costruita una moschea abusiva, è tutto regolare. Comprendo che si cerchi di evitare problemi di ordine pubblico, che preoccupano sempre i sindaci, però il rispetto alle regole deve valere per tutti. Per fortuna l’eurodeputata della Lega Anna Cisint ha stilato una sorta di vademecum per individuare e sanare le questioni legate all’abusivismo da moschea: spero che tutti gli amministratori ne facciano buon uso, perché uno strumento per rimettere le questioni sulla strada giusta c’è”.
“I tentativi di dialogo con il mondo islamico sono in corso da sempre. Alcuni sono anche andati a buon fine, perché c’è tanta brava gente tra gli esponenti di questo mondo: ci sono delle associazioni, delle confederazioni che svolgono bene il proprio ruolo. Il problema più grave resta legato a certi ambienti estremisti, che poi tendono alla radicalizzazione. Poi c’è il passo successivo – dove la sfida diventa enormemente pericolosa – per cui il ragazzo che viene avviato a un certo tipo di studi, se non si rivela forte e strutturato rischia di diventare uno dei tanti lupi solitari di cui poi devono occuparsi la nostra intelligence e la nostra magistratura”.