“Parlando liberaMente” con Capezzone/ Caso mascherine: o sono bugiardi o sono ridicoli
Giovanni Sallusti · 11 Luglio 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute con Daniele Capezzone, direttore responsabile de Il Tempo, della cronaca politica nazionale, e approfondisce il caso dell’audizione di Giuseppe Conte alla Commissione covid.
“Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un salto di qualità. O, per dirla meglio, a un salto di quantità. Perché finora, a proposito del maxi-appalto di mascherine da 1 miliardo e 250 milioni, si era discusso del prezzo di acquisto. Ma ora dovremmo concentrarci sulla differenza tra quel prezzo e il costo di produzione, irrisorio, in Cina e del conseguente margine, ben oltre i 200 milioni. Una stima attendibile è che fosse almeno il doppio, se non addirittura il triplo. Del resto, ‘Il Tempo’ ha appena scoperto che esistono elevate chance che le fatture emesse dalle aziende cinesi fossero – se non false – chiaramente gonfiate. Ed è evidente che, se così fosse, i margini sarebbero maggiori”.
“Da questo punto di vista sono state particolarmente interessanti le dichiarazioni rilasciate in Commissione parlamentare dall’ex sottosegretario e ministro dei governi Conte, Riccardo Fraccaro: il quale ha detto di essere stato informato da un funzionario dell’Agenzia delle Dogane del fatto che dentro questo maxi-appalto vi fossero delle mascherine non a norma, ma di non averlo comunicato all’allora capo del governo. Ciascuno di noi può valutare la plausibilità di questa frase: veramente vogliamo credere che uno dei principali collaboratori di Conte, una volta raggiunto dalla notizia di un vizio nel più grande appalto della storia della Repubblica, non sia andato nella stanza del premier a dirglielo? Le ipotesi possono essere solo due: o qualcuno non dice tutta la verità oppure, se la dicono, l’intera gestione è stata tra il ridicolo e il patetico”.
“Il tutto senza contare che, tra fine marzo e inizio aprile 2020, le stesse autorità cinesi avevano comunicato a quelle italiane che ci fosse una partita di mascherine molto consistente con certificazioni non a norma. Addirittura le autorità cinesi avevano fornito degli elenchi ‘buoni’ e degli elenchi ‘cattivi’: dai primi di poteva attingere, dai secondi no. E invece è andata diversamente. Come mai? Davvero si può pensare che tutte queste cose siano state decise dal capo delle Dogane senza sentire il capo della struttura commissariale e le massime autorità politiche? Fra l’altro, la stessa Agenzia delle Dogane aveva stabilito, nel 2016, che se le fatture non avessero avuto certe caratteristiche non avrebbero dovuto essere ricevibili. Invece sono state prese. Allora possiamo capire di trovarci davanti, per utilizzare un eufemismo, a un elevato coefficiente di gonfiabilità e di falsificabilità”.
“Il caso Ranucci-Lavitola è a dir poco surreale. Il 16 ottobre 2025 avviene l’attentato e, fortunatamente, il conduttore di Report esce illeso e riceve la giusta solidarietà di tutti. Qualche giorno dopo lui si collega con un evento del Parlamento europeo e comincia a lanciare accuse contro i giornali del gruppo Angelucci perché avrebbero creato un clima contro il giornalismo d’inchiesta e parla del governo Meloni come mandante politico. Poi, viene interrogato in Commissione antimafia e, sollecitato da una domanda del senatore Scarpinato, chiede di secretare la seduta per non divulgare particolari sul ruolo del sottosegretario Fazzolari. Passa qualche mese e oggi scopriamo che potrebbe trattarsi di una ‘bomba di amicizia’ messa da uno che sperava di costruire la figura di martire attorno al suo amico, in modo tale da farlo candidare trionfalmente alle elezioni. Immaginiamo per un attimo che cosa sarebbe successo se questa vicenda avesse riguardato un paio di volti mediatici considerati vicini al centrodestra. Infine, sarei anche curioso di capire se per caso Report, in tutti questi anni, abbia incrociato anche dei temi di interesse del signor Lavitola…”.