Siamo a due accoltellamenti al giorno: fermarli non è fascismo, è civiltà!
Giovanni Sallusti · 10 Luglio 2026
Cari ascoltatori, due episodi di cronaca orrendi e sostanzialmente simultanei, che seguono mesi di fatti analoghi, ribadiscono una tendenza delle società contemporanee italiana, europea, occidentale di fronte alla quale è impossibile chiudere gli occhi.
Il primo è accaduto a Loreto, in provincia di Ancona, dove la 33enne Luigia Fortunato è stata massacrata a coltellate in casa sua dall’ex compagno, un tunisino di 35 anni, il quale poi è uscito in strada sporco di sangue dicendo ‘l’ho ammazzata’. I passanti hanno chiamato i carabinieri, che hanno arrestato l’assassino. L’uomo era già conosciuto per uso di stupefacenti ed era già stato allontanato dalla famiglia per la sua condotta aggressiva. Costui e la ex uccisa hanno anche un figlio di sette anni, che per fortuna al momento del delitto non era a casa. Era stato affidato alla madre ed era fonte di tensioni quotidiane. Ovviamente per i giornaloni questa vicenda è esclusivamente femminicidio, per loro è rilevante solo che la vittima fosse una donna; il fatto che questo signore fosse un tunisino e già noto alle forze dell’ordine, insomma le altre evidenze e che siamo davanti a un deja-vu, niente.
Il secondo episodio agghiacciante è avvenuto a Milano, alla fermata della metropolitana in Duomo, non a un capolinea periferico – non è una scala di importanza, ma per dire che è saltata anche la differenza fra periferie e centro città, è tutto un gigantesco non-luogo dove la violenza gratuita attecchisce: una ragazza di 23 anni di origine marocchina è stata assalita e sfregiata da un 27enne algerino, irregolare sul suolo italiano, che era già stato fermato il giorno prima per furto e danneggiamento di alcune auto in sosta, ed era poi tornato in libertà. Forse qualcuno ha toppato la valutazione sulla pericolosità sociale di questo galantuomo…
In questo caso, si è innescata una dinamica casuale: tutto è iniziato con un ‘cos’hai da guardare’ che questo irregolare ha rivolto alla 23enne. Lei ha negato ma lui ha insistito: “Cosa guardi, sono un uomo e musulmano”, ritenendo quindi che per questo fosse inaccettabile che lei lo guardasse. Anche questo fattore per i giornaloni non ha avuto una rilevanza. Comunque l’uomo ha colpito la ragazza con un pugno, poi ha tirato fuori un coltello e le ha sfregiato il viso, tagliandole la guancia e il labbro. Lei è stata portata al Pronto soccorso in codice giallo, lui è stato arrestato dopo un inseguimento.
Questi fatti sono la ripetizione di altri analoghi che avvengono ogni giorno: non sono casi, sono una tendenza, e sono il frutto di decenni di immigrazione incontrollata. Il fenomeno dei coltelli sta diventando l’abc della vita nelle nostre strade, periferie o centro non importa. E spesso riguardano esponenti di seconde generazioni e immigrati irregolari, che non dovrebbero essere qui, che vengono fermati e poi rilasciati con eccesso di disinvoltura buonista.
È un fenomeno della contemporaneità gravissimo, che richiede reazioni all’altezza. Il governo italiano si è mosso nel corso di questi anni, l’ultimo provvedimento è il decreto sicurezza, con la stretta sui coltelli. E quelli che ogni volta strillano al fascismo dovrebbero riflettere, mettere in fila le cose che succedono, ora anche due volte al giorno. Stanno saltando le basi della convivenza civile e, in un contesto del genere, la proposta della Lega di fermare la concessione della cittadinanza o di bloccare il permesso di soggiorno a chi si rende protagonista di tali reati è proprio il contrario di una cosa estremista. L’estremismo vero è negare, rifuggire dalla realtà, piegarla ai propri teoremi ideologici. Ma la realtà di oggi questi provvedimenti li invoca.