Giuseppe “prova a prendermi” Conte: “Auditemi!”. Ma si nega al telefono
Giovanni Sallusti · 9 Luglio 2026
Cari ascoltatori, siamo ammutoliti per l’ammirazione, di fronte al talento fuori scala dell’avvocato del popolo Giuseppe Conte: cristallizza il tempo, crea dimensioni alternative, pratica come nessuno la dilazione infinita. La questione della sua audizione in Commissione covid, infatti, sarebbe risolvibile in cinque minuti: la Commissione vuole audire un importante politico ex presidente del Consiglio, e l’importante politico dice di continuo che vuole farsi audire. Ergo in cinque minuti al telefono dovrebbe essere tutto risolto.
Ma l’avvocato è un maestro di trappole logiche e logistiche. E qui scatta la commedia della telefonata mancata. Partiamo da un piccolo riepilogo, che ne valorizza lo stato dell’arte. Conte sostiene da sempre che non vede l’ora di riferire sulla gestione, da parte del governo Conte II, della prima fase dell’emergenza Covid. Allora gli viene fatto notare che c’è una lievissima posizione conflittuale che lui non ha cercato, ma nella quale si è trovato inconsapevolmente: essendo egli membro della commissione non può testimoniare ed essere anche esaminatore della testimonianza, quindi dovrebbe dimettersi.
Lui allora chiede la garanzia che dopo l’audizione verrebbe reintegrato, sennò è uno sfregio inaccettabile alla democrazia. I presidenti di Camera e Senato pubblicamente fanno pervenire il loro assenso: non c’è alcun problema, sarà riammesso un minuto dopo. Conte replica: benissimo, fissate la data. Gli viene allora fatto notare che la data non può essere fissata finché non le dimissioni non sono formalizzate, sennò si finisce di nuovo nel conflitto di interessi.
Insomma c’è un cerino che passa da una mano all’altra, ma Conte da quell’orecchio non ci sente. Dopo giorni di questo cortocircuito, apprendiamo che la Commissione d’inchiesta, nelle vesti del suo presidente Marco Lisei, finalmente lo cerca al telefono per concordare preventivamente una data, così lui sa quando deve dimettersi. Sarà la telefonata di cui sopra, quella che scioglie questo nodo?
No, macché: comincia una specie di inseguimento telefonico. Gli uffici di Lisei spiegano di aver cercato contattare di Conte più volte senza mai ricevere risposta: non c’era, aveva una riunione, era sempre impegnato in altro, aveva burraco, aveva una imprescindibile reunion del campolargo a Napoli. Ha aggiunto Lisei: “Operazione che abbiamo ripetuto anche questa mattina”, cioè ieri “con lo stesso esito. Soltanto dopo la pubblicazione dell’ultimo post, finalmente le telefonate hanno avuto un esito”, e qui abbiamo sperato che stavolta era fatta, c’è la data. E invece no! Spiega infatti Lisei, “con un esito peraltro ancora interlocutorio”. Cioè, si dilaziona ancora, e questa è purissima arte: rispetto alle date che gli sono state proposte per audire Conte prima della pausa estiva, la segreteria dell’avvocato ha risposto alla Commissione “con la più classica delle risposte: le faremo sapere”.
Genialata meravigliosa: cara Commissione, io voglio ardentemente farmi sentire ma purtroppo voi non mi trovate, intanto la mia segreteria vi farà sapere, però sbrigatevi eh, che io voglio essere ascoltato da voi. Ci è venuto mal di testa, non ce la facciamo più: ci inchiniamo all’arte della fuga di Giuseppe “prova a prendermi” Conte.