Covid, Conte il capocomico: “Auditemi!”. Ma se non si dimette non si può

· 7 Luglio 2026


Cari ascoltatori, l’allievo Giuseppe Conte ha superato il maestro Beppe Grillo che fondò un partito politico su un politicissimo “vaffa” e poi proseguì con modi, toni e caratteristiche propri del genere comico. Ebbene, Conte si è spinto oltre, in zona Totò-Eduardo, raggiungendo vette considerevoli con la sceneggiata della sua ipotetica audizione in Commissione covid: un gioco delle tre carte ultra virtuosistico.

L’ultimo sviluppo è la sua lettera di vibrante indignazione al presidente della Commissione, Marco Lisei di Fratelli d’Italia, nella quale Conte dice che non vede l’ora di farsi audire: fissatemi la data dell’audizione e smettetela di strumentalizzare questa vicenda. Ma, come gli hanno fatto notare Lisei e gli altri componenti della Commissione, Conte ha omesso che la precondizione per rendere formalmente possibile la sua convocazione sono le sue dimissioni da membro della Commissione medesima, necessarie per evitare un conflitto di interessi, perché altrimenti reciterebbe due ruoli in commedia, il testimone e l’esaminatore della testimonianza.

Conte è un personaggio pirandelliano, abituato a districarsi, ma reclamare la data dell’audizione senza fare il passo che la renderebbe possibile è un colpo da funambolo: “Voglio conoscere la data della mia audizione, considerato che allo stato non ho ricevuto dagli uffici di Presidenza nessun riscontro”. La lettera è indirizzata anche al presidente del Senato Ignazio La Russa e al presidente della Camera Lorenzo Fontana, i quali avevano già fatto sapere che, a testimonianza acquisita, Conte potrebbe essere rinominato in Commissione.

Insomma, stiamo tutti aspettando queste dimissioni, ma Conte, che è un artista, va per la sua strada, anzi bacchetta Lisei: il suo obiettivo, infatti è di “spazzare via le false e menzognere accuse che il presidente e gli altri componenti della Commissione mi stanno rivolgendo”. Così, con un cortocircuito perfetto, Conte ha cristallizzato la situazione in una circolarità che può andare avanti all’infinito. È una performance straordinaria, crediamo che Grillo avrebbe di che esserne geloso e contrariato anche più di quando Conte gli soffiò il marchio del Movimento 5 Stelle.

Sarebbe tutto divertentissimo, se non fosse che si sta parlando della gestione della più grande emergenza sanitaria del dopoguerra, con in ballo commesse e cifre anomale, come gli 1,2 miliardi a società cinesi appena costituite in cambio di mascherine che due tribunali hanno giudicato farlocche; commesse (tra le quali una consulenza dello studio Alpa dal quale Conte proviene) che includevano maxi commissioni a intermediari vari, alcuni dei quali millantavano di essere amici di Conte.

C’è una responsabilità giuridica personale di Conte? Niente affatto. Ma la Commissione è politica, non è un tribunale. E se Conte si decidesse a dare le dimissioni, magari si uscirebbe da questa commedia e si potrebbe fare irruzione nella realtà.


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