Crisi di nervi a sinistra: il Quirinale è cosa loro!

· 1 Luglio 2026


Cari ascoltatori, è scoppiato un grande scandalo a sinistra perché Giorgia Meloni ha osato dire che nel 2029 potrebbe persino essere superato un tabù: quello di eleggere una figura proveniente dal centrodestra come prossimo Presidente della Repubblica. Una bestemmia per lorsignori. Uno strappo nel tessuto della vita democratica intesa come appendice della sezione del Partito Democratico. Infatti tutte le prime (ma anche le ultime) file del campo largo si sono già rivoltati contro questa inaccettabile idea secondo la quale, per la prima volta, al Quirinale possa andare qualcuno non afferente al centrosinistra politico, come invece è sempre sostanzialmente stato nella Seconda Repubblica.

Negli ultimi anni, tra l’altro, dem e compagni hanno quasi sempre votato da soli il nuovo Capo dello Stato a colpi di maggioranza parlamentare, senza accordo con le opposizioni o – addirittura – stracciando un patto già siglato con gli avversari, come fu nel caso di Matteo Renzi con Silvio Berlusconi in occasione della prima elezione di Sergio Mattarella. Al massimo abbiamo assistito al Colle a figure di tradizione democristiana che però, sul finire della Prima Repubblica, hanno dato comunque sponda all’azione politica contro il centrodestra (vedesi alla voce Oscar Luigi Scalfaro). Insomma: agli “istituzionali”, quelli che passano le giornate a darci lezioni di galateo formale e politico, toccategli di tutto ma non il Quirinale. Ormai lo dicono espressamente, senza neanche fingerci di girarci intorno.

La prima reazione ovviamente è quella di Elly Schlein: “Dobbiamo far uscire questa battaglia fuori dal Parlamento, Meloni ha stata chiarissima sull’obiettivo. L’unica sua priorità è l’ossessione per il potere”. Il tutto detto da una segretaria di un partito che, notoriamente, è sempre andato al governo esclusivamente previo consenso popolare e assolutamente mai tramite manovre di palazzo in nome del potere per il potere. All’invettiva contro la premier si è accodato naturalmente anche l’altro leader in pectore del campo largo Giuseppe Conte che, tra una grana e l’altra, trova il tempo di esternare sul rischio della destra al Quirinale. “Meloni e il governo hanno trasformato le istituzioni in un palco da campagna elettorale. Significa che sono pronti a tutto, anche a trasformare le istituzioni democratiche”. Quindi soltanto i progressisti possono spartirsi le cariche tra loro? Forse Conte farebbe meglio a dedicarsi a rispondere una buona volta sulla gestione dell’emergenza Covid invece che inerpicarsi su queste sparate.

Non potevano mancare i Totò e Peppino della sinistra radicale: Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Il primo afferma che la Presidenza della Repubblica non può diventare “oggetto di spartizione politica”: dadaismo puro se detto da un esponente della sinistra italiana. E aggiunge: “Questa destra vuol prendersi tutte le poltrone”. Come no: lo dimostra proprio l’assenza di un rappresentante di questo spazio politico come prima carica dello Stato. Il secondo non è da meno: “Meloni vuole modificare la legge elettorale per garantirsi il potere violando la Costituzione”, Ma naturalmente non spiega come tutto questo potrebbe mai avvenire.

Francesco Boccia va oltre: “Giorgia Meloni ha rivendicato il diritto della destra a esprimere un futuro Capo dello Stato”. Esattamente così: e dov’è lo scandalo? Infine, il deputato piddino Roberto Morassut: “La destra non mi sembra avere ancora una visione pienamente e sinceramente costituzionale”. Come?? Ma davvero ci si può permettere di dire che lo schieramento più votato alle ultime elezioni politiche dagli italiani, ormai in procinto di diventare il governo più duraturo della Repubblica, non abbia una visione pienamente costituzionale? Bisognerebbe ricordare a costoro che, dal 1994, il centrodestra rappresenta un blocco sociale diffuso che manda avanti questo Paese e che ha delle ragioni sociali profonde nella sua costituzione, come le questioni del federalismo e dell’autonomia promosse dalla Lega. Ma tutto questo non conta. A sinistra è crisi di nervi assoluta: guai a ventilare la possibilità che al Quirinale non vada qualcuno dei loro. E menomale che sarebbero gli “istituzionali”.


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