Bonelli sul clima dice più boiate di Fratoianni: è record

· 30 Giugno 2026


Cari ascoltatori, abbiamo il dubbio che Angelo Bonelli fosse geloso per l’uscita del suo co-leader, nonché metà del celebre duo comico, Nicola Fratoianni, che l’altro giorno ci ha sottoposto l’illuminata tesi politica “fa caldo governo ladro”, collegando il caldo anomalo alle politiche del governo italiano di centrodestra, nesso che giusto nei salotti di Avs possono vedere. Bonelli dunque si è affrettato a rilanciare: “L’inazione del governo sulla crisi climatica è irresponsabile”, quei dannati reazionari retrogradi che stanno al governo e a Palazzo Chigi avrebbero potuto regalarci settimane di fresco e invece, da veri criptofascisti, ci condannano al caldo anomalo.

“Quella che stiamo vivendo non è una semplice emergenza meteo, bensì gli effetti della crisi climatica, che è diventata una questione di sicurezza nazionale”: questo è un paletto del gretinismo, cioè quando i fenomeni meteo coincidono con il climatismo apocalittico le due cose coincidono, quando divergono invece bisogna aggiustare la narrazione sulle differenze. Insomma, quella che Karl Popper chiamava tesi ad hoc, e ci fermiamo qui se no a Bonelli viene mal di testa.

Quanto alla questione di “sicurezza nazionale”, ammesso che lo sia, la crisi climatica secondo Bonelli lo è da quattro anni, con i governi precedenti – illuminati, sinistri e verdi – nisba, andava tutto bene. E poi gran finale: “Meloni la smetta di inseguire il negazionismo climatico e le guerre ideologiche”, sempre con quel tic di scomodare il negazionismo per colpire un avversario politico (che dovrebbe avere legittimità a esistere e ad avere idee contrarie alle sue), usando una parola che evoca la più grande tragedia del Novecento, cioè Olocausto: ma capiamo che per l’abbecedario politicamente corretto è più grave negare il riscaldamento che negare la Shoah.

Misteriose sono poi le guerre ideologiche di cui parla Bonelli, e anche qui deve trattarsi di un tic, perché chi fa guerre ideologiche sono proprio quelli che la pensano come lui, quelli dell’ambientalismo talebano e pauperista, che mettono sempre sul banco degli imputati l’uomo e la sua attività, la bizzarra idea di produrre per migliorare le proprie condizioni di vita, e al suo posto vorrebbero realizzare quella follia di ripristinare la natura, fare spazio alle paludi, alla flora e alla fauna e negare secoli di iniziativa antropica. Stiamo vedendo guerre ideologiche alle automobili, alle fabbriche, che producono emissioni ma anche salari, lavoro e manufatti che migliorano la vita dei cittadini. Il green deal è un grande esempio di guerra ideologica alla vita e all’economia concrete, in nome dello stop alle emissioni.

Tutto questo indaffaramento ossessivo, e poi ieri si scopre, dati dell’Oms che per quelli come Bonelli sta un gradino sopra il Vangelo, che l’Europa è il continente che, nonostante tutte le misure anti-emissioni, si riscalda di più, a velocità doppia rispetto alla media globale: allora forse avevano ragione scienziati come Carlo Rubbia, Franco Prodi, Antonino Zichichi, che sostenevano che non c’è un nesso stringente tra iniziativa dell’uomo e riscaldamento. Ma qui si va nel campo delle cose serie: per stamane, lasciateci le esternazioni di giornata di Bonelli, che mettono buon umore.


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