Caro Conte premier del covid in commissione covid: dimettiti e testimonia!
Giovanni Sallusti · 25 Giugno 2026
Cari ascoltatori, sappiamo che Giuseppe Conte è un avvocato del popolo molto sensibile ad alcuni temi, che lo trasformano in querelante del popolo, però ci troviamo in una democrazia liberale, e la logica, almeno quella elementare, esiste, come la cronaca. Parliamo di un momento drammatico, l’esplosione dell’emergenza Covid, che diventerà storia quando saranno state chiarite tutte le componenti che hanno giocato un ruolo in quel momento del Paese.
Ci sono delle questioni di merito che stanno emergendo nella Commissione di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria da SARS-CoV-2: non sono propriamente irrilevanti, ma non per forza son destinate a determinare una responsabilità personale di Giuseppe Conte, anzi. Il punto, però, è che l’emergenza sanitaria nella sua prima fase, quella inaspettata e veramente drammatica, era sotto la gestione del governo giallorosso Conte II. L’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte faceva dirette Facebook notturne in cui ci informava su quali diritti costituzionali la mattina dopo non sarebbero valsi più, segnale che era ben consapevole del suo ruolo, affatto timido o incerto.
Per questo motivo la domanda di logica elementare è: chi sarebbe la persona più interessante e importante da audire in una Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’allora emergenza sanitaria? Lui, Conte, l’allora presidente del Consiglio, anche solo per appurare che il lavoro è stato ben fatto, per ascoltare le sue ragioni senza malevolenza a priori o benevolenza a priori. E invece è proprio la cosa che non si può fare, perché Conte è anche membro della suddetta Commissione, per cui sussiste un’incompatibilità formale, un evidente conflitto di interessi tra il ruolo di commissario esaminatore e quello di testimone.
A valle, poi, sono emerse varie questioni da chiarire (trovate un articolo molto documentato di Simone Di Meo su Libero che mette in fila dei numeri), per esempio enormità come il fatto che nella prima fase emergenziale Francia e Spagna acquistarono mascherine FFP2 spendendo la metà rispetto al prezzo migliore ottenuto dalla mitologica struttura commissariale italiana diretta da Domenico Arcuri, o il caso della maxi commessa da 800 milioni di mascherine cinesi pagate 1,25 miliardi di euro da società che si è scoperto erano state appena costituite, e con un dedalo di intermediari, imbucati e amici degli amici da commedia all’italiana.
Da questi filoni non sono scaturite ricadute giudiziarie concrete, ma il nostro punto non è questo: è che una Commissione politica sull’emergenza Covid non può sentire il gestore in capo della suddetta emergenza. Di sicuro Conte non aveva pensato all’incompatibilità, di certo non c’è stata alcuna malizia: e allora sani quest’oggettiva anomalia, si dimetta e si faccia ascoltare dalla Commissione parlamentare spiegando quanto è stata illuminata ed efficiente la sua politica. Altrimenti, volenti o nolenti, il dubbio che qualcosina non funzioni ci verrà.