Parlando liberaMente con Francesco Del Vigo / Perché Vance è il vero padre dell’Europa
Giovanni Sallusti · 20 Giugno 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute dell’attualità politica e internazionale – con particolare riferimento al rapporto tra gli Usa e l’Unione europea e ai fatti di casa nostra legati al “politicamente scorretto” – con Francesco Maria Del Vigo, vicedirettore de Il Giornale.
“L’Europa, come istituzione, ha qualche problema. Se penso a tutte le follie che sono state partorite da Bruxelles, mi viene il sospetto che l’Europa – per quanto sia un continente stupendo – abbia poca stima di se stessa, e che le sue stesse istituzioni manchino completamente di orgoglio e di spirito di appartenenza. Basterebbe ritornare al discorso di J. D. Vance a Monaco di circa un anno fa: fu uno schiaffo in faccia all’Unione. Però, secondo me, Vance e anche Trump un giorno verranno ricordati come padri dell’Ue e li metteranno a Ventotene. Anche perché, davanti a un atteggiamento degli Usa fin troppo muscolare e fuori dalle righe del galateo, mi pare che un vago risveglio europeo ci sia, e magari porterà alla nascita di un vero sovranismo continentale. Può sembrare una provocazione, ma mi pare tutt’altro che infondata”.
Al netto delle ultime inspiegabili esternazioni del presidente Usa che hanno causato una crisi diplomatica con l’Italia, “storicamente nei confronti di Trump è sempre stata applicata una sorta di mostrificazione a prescindere: sbaglia sia quando fa la guerra frontale con l’Iran sia quando chiude un accordo di pace, discutibile o meno che sia. Quando fece il blitz in Venezuela i media mainstream trasformarono immediatamente Maduro in un eroe; quando gli americani uccisero Ali Khamenei, sembrava che tutti i fan del gay pride difendessero gli ayatollah che avevano appena ammazzato decine di migliaia di persone contro il regime e avevano appeso a testa in giù gli omosessuali. Quando Trump ha rischiato di morire un paio di volte in attentati, ho assistito a una solidarietà eccessivamente fredda”.
“Tutti quelli che di solito si sentono commissari tecnici della Nazionale di calcio a questo giro si sono auto-professati esperti di geopolitica. E quindi attribuiscono a questi Mondiali un significato che va oltre il calcio, definendoli addirittura ‘suprematisti’: sembra che negli aeroporti stiano bloccando tutti, ma in realtà si tratta dei banalissimi controlli che si sono sempre svolti. Solo che, visto che c’è Trump al potere, si scopre improvvisamente che gli Stati Uniti avrebbero un approccio ‘strano’ alla sicurezza e all’immigrazione. Succede in tutti i campi, per esempio è emblematico come cambia la traduzione delle parole: ‘deportation’ è passata da ‘rimpatri’ ai tempi di Obama e Biden a ‘deportazioni’ di oggi. Il racconto cambia in base agli occhiali dell’anti-trumpismo”.
“In questo contesto s’inserisce il caso tutto nostrano del patentino antifascista. Per partecipare alla fiera di Roma ‘Più libri più libri’ le case editrici dovrebbero fare una specie di autocertificazione in cui sostengono di non essere mussoliniane. A parte la ridicolaggine della cosa, che è stata denunciata anche da intellettuali di sinistra, questo tic manifesta due cose: nel mondo della cultura o uno appartiene a una determinata parte politica, oppure non può fare più nulla perché dovrebbe sottomettersi all’arroganza di sinistra. È la prova che esiste una parte di Paese rimasto aggrappato a un concetto nobile che sicuramente è esistito ma che, dopo 80 anni, è stato trasformato fino a farlo diventare una caricatura. Molti antifascisti, tra l’altro, dovrebbero ringraziare principalmente gli americani per la fine della dittatura fascista; e invece preferiscono utilizzare questo loro feticcio per fare la cosa più fascista del mondo, ovvero censurare chi non la pensa come loro”.