Le ‘aperte’ Svezia e Danimarca campionesse di remigrazione

· 18 Giugno 2026


Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra questi, su impulso di Italia e Germania, la grande svolta sull’immigrazione della Ue, pronta a finanziare gli hub fuori dai confini dell’Unione. Il piano potrebbe ottenere fino a 20 miliardi di euro in sette anni con l’appoggio dichiarato anche di altri Paesi, come Olanda, Svezia, Austria. Finalmente si tratta di una posizione netta dopo il lungo approccio “accoglientista”. Si è formata un’alleanza di blocco, anche se per ora su un singolo argomento, ma potrebbe replicarsi in futuro su altri temi, sempre tra Popolari, Conservatori e Patrioti.

L’Ue potrebbe finanziare con risorse comuni i famosi centri per il rimpatrio dei migranti distanti dall’Europa, traendo piena ispirazione dall’intuizione italiana dei patti con l’Albania, tanto osteggiati in patria quanto apprezzati e copiati da altri Stati, che stanno spingendo affinché il prossimo pluriennale dell’Unione Europea 2028-2034 includa la possibilità di finanziare il “Return Hub”. Secondo alcune fonti del Financial Times, questa dimensione esterna della politica migratoria potrebbe ricevere fino a 20 miliardi di euro, che equivale a circa il 10% del bilancio destinato all’immigrazione.

L’idea della remigrazione, un muro contro l’invasione indiscriminata e non una deportazione moralmente condannabile, all’interno di molti singoli Paesi ha ancora detrattori, ma ci sono eccezioni produttive: per esempio Svezia e Danimarca, che pure sono sempre stati aperti al cambiamento sociale e all’immigrazione. Gli svedesi hanno un governo centrista con l’appoggio esterno dei democratici, da sempre paladini della lotta all’immigrazione clandestina. Stoccolma ha approvato una legge sulla ‘buona condotta’, ideata per espellere gli immigrati che non rispettano le regole. Una riforma simile è stata approvata anche dai danesi, che ha un governo di sinistra, ma estremamente pragmatico. In Scandinavia, insomma, si è scelto di seguire una versione più rigida e discrezionale delle proposte italiane, consentendo alle autorità preposte di revocare i permessi di soggiorno degli immigrati in caso di cattiva condotta: per esempio debiti non pagati, lavoro sommerso, precedenti penali, indipendentemente dal background e dal Paese di origine.


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