L’ultimo allarme di lorsignori: i Mondiali “suprematisti” di Trump!

· 11 Giugno 2026


Cari ascoltatori, sarete certamente anche voi angosciati, anzi terrorizzati per l’esordio dei mondiali suprematisti, i mondiali dell’esclusione, i mondiali delle destre internazionali. Non abbiamo bevuto di prima mattina, è proprio questo il racconto medio dei media mainstream sui mondiali di calcio che iniziano oggi in Stati Uniti, Canada e Messico. Con l’ovvio focus sugli Stati Uniti dell’orco Trump, per lorsignori una specie di variante oltreoceano del Terzo reich.

A costoro, giornaloni e opinionisti, risulta infatti uno scandalo che per un evento sportivo e di intrattenimento di portata mondiale come il campionato di calcio ci siano delle procedure di sicurezza. È davvero incredibile e inaccettabile che le delegazioni debbano mettersi in fila per essere controllate, si sottopongano a perquisizioni che a volte si spingono fino a dover aprire valigie e zaini: siamo a un passo da Buchenwald.

Vorremmo far loro sapere che nel mondo reale è una buona notizia quando in un maxi-evento ci sono delle procedure di sicurezza ben architettate: una manifestazione di questo livello è un catalizzatore per le velleità del terrorismo mondiale, per chi cerca un palcoscenico per gesti clamorosi che abbiano eco mediatica. Fare qualcosa per tenere alla larga i bombaroli è sano, ma non per lorsignori, secondo i quali è un chiaro indizio di fascismo. La vetta massima l’ha raggiunta Il Manifest, che ha titolato a chiare lettere: “Al via il mondiale suprematista” e ha parlato di mondiale dell’esclusione, quando è il contrario: per la prima volta è stato allargato a 48 squadre, fra le quali debuttano squadre come Capoverde, Giordania, Uzbekistan. Parlare di suprematismo dell’uomo bianco ci pare un filo azzardato…

Tra l’altro il ct dell’Uzbekistan, Fabio Cannavaro, capitano dell’ultima Italia campione del mondo un’era geologica fa, è stato soggetto a queste procedure, e ai colleghi che gli chiedevano vibranti dello scandalo in corso ha risposto che ha assistito a controlli normali: quelli che ci sono sempre quando si viaggia negli Stati Uniti, almeno dall’11 settembre 2001, data che qualcosa ci ricorda.

Poi c’è il capitolo degli episodi da mondiali ultra-razzisti, sempre ben gonfiati dalla Stampa, da Repubblica e da altri vari giornaloni. Il giocatore dell’Iraq Ayman Hussein prima di avere il timbro sul passaporto è stato perfino interrogato dagli agenti dell’immigrazione, davvero peggio delle SS. E c’è stato lo scandalo sull’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, al quale è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti: per tutto il giorno sono stati denunciati chiari istinti razzisti contro i somali, fino a che è emerso che il visto è stato negato a causa di legami con presunti membri di organizzazioni terroristiche. Se c’è qualche sospetto, che questo arbitro venga lasciato fuori non è forse una banale misura di prudenza, piuttosto che di fascismo?

Un altro can can è partito sulle delegazioni particolarmente attenzionate, che hanno solo avuto procedure più lunghe: fra queste quella iraniana, e ancora devono spiegarci che cosa c’è di strano fare qualche controllo in più sulla delegazione di un Paese con cui gli Stati Uniti d’America, Paese ospitante, sono in guerra: è una non-notizia.

Per riassumere questa narrazione pazzotica riportiamo una perla, sempre del Manifesto: “Questo processo di esclusione operato dalla Fifa attraverso i campionati di calcio affonda le radici nell’assegnazione dell’edizione del ‘34 all’Italia fascista, che secondo l’allora presidente Rimet era un esempio nel mantenere l’ordine pubblico col pugno di ferro”. Cioè, il fatto che la delegazione iraniana sia stata controllata, che un arbitro sospetto di legami con organizzazioni terroristiche non sia stato fatto entrare e che qualcuno abbia dovuto subire dei controlli, rimanda all’edizione del 1934 nell’Italia fascista… Non abbiamo parole all’altezza per commentare questo delirio. Ci limitiamo a condividere con voi l’inizio di questi campionati mondiali, con la dovuta insopprimibile ansia da suprematismo.


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