Allarme: 5 associazioni islamiste minacciano l’Italia
Giovanni Sallusti · 10 Giugno 2026
Cari ascoltatori, che ci fosse un lievissimo problema di minaccia islamista nel nostro Paese l’avevamo intuito, basta la cronaca: dagli indagati per terrorismo invitati in alcune scuole elementari, ai casi in serie di ‘lupi solitari’ in quota Isis, al clamoroso episodio di car-jihad a Modena, seppure negato dal lorsignori politicamente corretti. Ebbene, la nuova notizia riguarda un’analisi dell’ambito strutturale, e quindi più inquietante, di questo fenomeno, dalla quale emerge l’esistenza di un vero progetto di trasformazione sociale e religiosa della nostra società. L’allarme scaturisce dal rapporto del Ministero israeliano della Diaspora e contro l’antisemitismo, entità piuttosto autorevole, con buona pace del mainstream, per il quale ogni fonte israeliana equivale alle SS, ma questo è un problema di deriva dei riferimenti di lorsignori.
Questo rapporto spiega che in Italia operano 5 organizzazioni affiliate alla rete globale dei Fratelli musulmani. Ricordiamo che la Fratellanza musulmana è un’organizzazione fondata in Egitto nel 1928, forse la prima a darsi come precisa missione la trasformazione islamista del mondo, il perseguimento di un islam politico fondamentalista, un vero e proprio progetto palingenetico. Il motto dell’organizzazione è “Dio è il nostro obiettivo, il Profeta è il nostro capo, il Corano è la nostra legge, il Jihad è la nostra via, morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza”. Valutate voi quanta compatibilità può esserci con l’abc delle nostre società liberal-democratiche…
Nel rapporto segue l’elenco di queste organizzazioni, che sono inserite nella rete globale dei Fratelli musulmani: l’Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia, cioè l’Ucoii, i Giovani musulmani d’Italia, l’istituto Bayan, l’Alleanza islamica d’Italia, l’Associazione dei palestinesi in Italia (quella di Mohammed Hannoun, accusato di essere il vertice di Hamas nel nostro Paese).
Ma la vera parte interessante del report è dove smaschera un modus operandi che, per esempio, in Francia è ormai un sistema che porta risultati quotidiani, e intere aree delle città si trovano ormai in un altro spazio-tempo, sono di fatto egemonizzate dalla sharia. Dunque, queste organizzazioni applicano una strategia ‘a due teste’, volte a sovvertire le basi delle democrazie occidentali. Da un lato un’islamizzazione dal basso, tramite proselitismo, infiltrazione capillare, anche l’opa demografica sulle società occidentali – ricordate il motto proprio dei Fratelli musulmani “vi conquisteremo col ventre delle nostre donne”. Si tratta di un metodo evoluto: non fa terrorismo di strada o atti smaccatamente violenti, punta sul medio-lungo termine al cambio di paradigma sociale. Poi, spiega sempre il documento, c’è un’islamizzazione delle élite, attraverso l’infiltrazione nelle grandi scuole e nelle università occidentali, in cui entrano come una lama nel burro grazie alla cultura dominante, quella woke, dell’autocolpevolizzazione, l’oicofobia di Roger Scruton, per cui dobbiamo perennemente chiedere scusa delle colpe occidentali e aprirci in modo indiscriminato all’altro, che ha sempre valori positivi anche se predica l’opposto della nostra cultura radicata nei secoli.
In un terreno così votato al masochismo è evidente che un tentativo di islamizzazione trova le premesse migliori per attecchire, sottolinea sempre il report. Esiste infatti un gap significativo tra gli sforzi retorici compiuti da queste organizzazioni per presentarsi sotto il mantra dell’integrazione, della tolleranza, del dialogo interreligioso, e le narrazioni che in realtà propongono nella pratica quando vanno a fare proselitismo concreto: lì troviamo la rappresentazione di Israele come Stato genocida paragonabile ai nazisti (questo, secondo l’Alleanza per la memoria della Shoah, è uno dei principali canoni dell’antisemitismo contemporaneo); la promozione di un ampio boicottaggio di Israele in ambito economico, come negli anni Trenta del Novecento; la legittimazione implicita del terrorismo e della violenza contro gli israeliani attraverso il sostegno agli autori di attacchi terroristici e ai prigionieri palestinesi che hanno compiuto attentati in passato, perché il conflitto israelo-palestinese è il primo brodo di cultura su cui seminano queste associazioni, ed è lì che trovano la sponda della sinistra, anche istituzionale. Insomma, questo progetto è di respiro molto ampio, come già hanno detto i servizi servizi francesi in tempi non sospetti: è l’islamizzazione delle nostre società. Non ci piace per niente.