Conte, vatti a fidare degli amichetti…

· 9 Giugno 2026


Cari ascoltatori, dobbiamo prendere atto che c’è chi nasce con la camicia, quella metaforica per dire di quelle persone cui va sempre tutto bene. Poi c’è uno stadio ulteriore, che è essere amici – o soci o ex soci – dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Ci riferiamo a una notizia pubblicata oggi sui giornali di centrodestra (quelli mainstream, ancora afflitti dalla nostalgia per il governo giallorosso, non la riportano granché) che tira in ballo soldi dei contribuenti, neanche pochissimi, emersa durante la seduta della Commissione parlamentare sull’emergenza covid, il cui compito è scandagliare come fu gestita quella circostanza, anzitutto dal governo giallorosso. In una democrazia fare verifiche è normale, in particolare su una condizione che impattò pesantemente sui diritti dei cittadini.

La notizia è che il signor Marco Spadaccioli, dirigente della società Atlas, ha confermato che la sua azienda, durante questa prima fase della pandemia, aveva sottoscritto con la praticante di Luca di Donna – ex socio di Conte nello studio legale Alpa, che fu di Guido Alpa, un noto principe del Foro – un contratto per la fornitura al governo giallorosso di tamponi, in quel momento fondamentali, che prevedeva una percentuale del 10% ai legali sulle commesse del governo. Complimenti: sicuramente, per dirla alla Trump, conoscevano l’arte del deal.

In più, il suddetto manager ha riferito ai parlamentari della Commissione che questa società ha pagato agli avvocati dello studio Alpa 435mila euro solo per “l’attività di controllo dei documenti e per la lettera di sollecito” scritta quando Atlas non stava ricevendo il saldo per la fornitura. Esatto, 435mila euro per un controllo di documenti e una lettera di sollecito: ci dobbiamo inchinare di fronte alla capacità negoziale e commerciale di questi signori.

Perché insomma, come ha detto con una battuta efficace Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia, i legali sono stati pagati 30mila euro al giorno, altro che Cristiano Ronaldo. Ovviamente bisogna ricordare che sulla vicenda la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta a carico di Di Donna per traffico di influenze e associazione a delinquere, e si proponeva di verificare se l’avvocato avesse sfruttato i suoi rapporti con Conte, allora presidente del Consiglio. Quest’indagine non è mai sfociata in un processo e l’anno scorso è stata depositata una richiesta di archiviazione. Questo è il piano legale-giudiziario, che va certamente ricordato. Bisogna altresì specificare che i pm non si erano spinti fra fin dove è arrivata la Commissione parlamentare, cioè a sentire Spadaccioli, la cui deposizione non può essere ignorata.

Al netto di coinvolgimenti personali di Conte, al momento assolutamente esclusi, il quale potrebbe essere addirittura vittima di qualcuno che ha strumentalizzato a sua insaputa questa conoscenza, restano in ballo 435mila euro dei contribuenti (citiamo per l’ennesima volta il nume Margaret Thatcher) emersi in Commissione, erogati per controllare dei documenti e scrivere una lettera di sollecito. Definire ‘normale’ tutto questo è un esercizio di alta sofistica, che non fa per noi.


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