“Parlando liberaMente” con Francesco Giubilei: Dite alla sinistra che è l’islam a usare lei
Giovanni Sallusti · 30 Maggio 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute con Francesco Giubilei, firma ed editorialista de Il Giornale, sull’attualità politica e internazionale, con particolare riferimento al legame sempre più stretto tra la sinistra italiana e il mondo islamico/islamista.
“Parto da tre fatti di cronaca: l’attentato compiuto a Modena dal marocchino di seconda generazione che si è gettato con la sua auto sulla folla e che poi ha cercato di accoltellare i passanti, l’arresto di un 22enne a Reggio Emilia che progettava un attentato e messaggiava con un affiliato all’Isis, e infine – sempre in provincia di Reggio Emilia – un marocchino quarantenne che è andato contro i carabinieri, inneggiando ad Allah e urlando che farà saltare per aria la loro caserma. È chiaro che esiste un problema legato all’immigrazione e al radicalismo islamico che si sta diffondendo sempre di più in Emilia-Romagna. E la risposta da parte di chi governa da sempre la Regione sono iniziative come gli sportelli contro l’islamofobia, pagati con fondi pubblici. La colpa – guarda caso – è sempre della destra che fomenta l’odio”.
“L’Emilia Romagna è un grande laboratorio di quel che è diventata e che sarà la sinistra, basato su una contraddizione enorme: da un lato si portano avanti delle politiche totalmente woke – come la ‘giustizia mestruale’, ovvero la necessità che il Comune paghi gli assorbenti a chi ne fa richiesta – dall’altro lato c’è un’adesione alla visione che in Francia chiamano islamo-gauchisme. Due mondi che nella realtà pratica sono inconciliabili. Per cercare di andare incontro a questo modello si rischia, inoltre, di cancellare gli aspetti che caratterizzano le democrazie occidentali, generando delle assurdità: per esempio il presidente del Consiglio comunale di Reggio Emilia si è recato alla festa del sacrificio islamico, e per di più con la fascia tricolore. Siamo di fronte a un totale cedimento culturale, con una finalità politica ma a doppio taglio: pensano di usare l’islam e non capiscono che finiranno per essere usati dall’islam”.
“Sono fermamente convinto che se l’operaio o il contadino emiliano-romagnolo che votavano il Partito Comunista 50 anni fa vedessero che cos’è diventata la sinistra in tutta Italia e in particolare nella sua regione, si rivolterebbe nella tomba, perché siamo davvero di fronte alla negazione di tutte le sue battaglie storiche. Per ripianare i debiti hanno aumentato il bollo sulle auto e l’addizionale delle tasse regionali, e in più il 25% delle case popolari finisce agli stranieri, nonostante essi siano solamente il 13% della popolazione. E allora l’operaio e il contadino che votavano Pci oggi vedrebbero il cittadino italiano in difficoltà economica essere svantaggiato rispetto allo straniero: il paradosso è che le classi sociali più deboli non usufruiscono del sistema di sinistra”.
“L’ultimo caso di Venezia è emblematico. Il Partito democratico ha candidato della gente che ha fatto campagna elettorale con i volantini in bengalese, con le invocazioni ad Allah e basando la propaganda sulla necessità di costruire la nuova moschea e chiudere le scuole per il Ramadan. In pratica, la sinistra presenta come modello di integrazione un modello di sottomissione culturale. Come sta accadendo da vari anni in Gran Bretagna, in Francia in Belgio, anche in Italia si rischia di arrivare a questo modello di riferimento”.
“L’esclusione degli ebrei dal Gay pride ha oltrepassato una linea rossa: è stata cancellata totalmente la libertà di espressione e la libertà di dissenso all’interno del mondo della sinistra o dei collettivi universitari rispetto al pensiero unico. C’è un conformismo sconcertante che arriva a far sì che si accettino nelle piazze le bandiere della Palestina – dove fino a prova contraria impiccano gli omosessuali – e si rifiutino la bandiera di Israele, unico Paese democratico del Medio Oriente, e le associazioni ebraiche. Sono contraddizioni evidenti, perché si può essere contrari alle scelte del governo Netanyahu, ma è insensato identificare l’amministrazione nazionale di Israele con tutti gli ebrei del mondo: così si entra in un ambito molto pericoloso”.