“Senza remigrazione è peggio”: condannato per razzismo
Marco Tognini · 29 Maggio 2026
Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra questi, Tognini racconta un fatto giudiziario avvenuto Belgio che illustra bene come in Europa agisce il riflesso condizionato ideologico sulla remigrazione. I giudici belgi hanno punito non tanto un’osservazione o un’affermazione politica sulle conseguenze disastrose dell’immigrazione di massa, bensì un’intenzione, ignorando un’argomentazione corredata da statistiche e dati reali provati. Dries Van Langenhove, attivista belga pro-remigrazione, è stato condannato a una multa di 4mila euro per avere violato una legge anti-razzismo. E questo è forse il più sonoro allarme sulla libertà di parola in Europa.
Il fatto incriminato risale al 2024, quando Van Langenhove tenne una conferenza presso l’Università Cattolica di Leuven, illustrando semplicemente una propria tesi, ovvero stabilendo un rapporto di causa-effetto tra l’immigrazione di massa e il generale deterioramento della qualità della vita nelle nostre città. Un discorso legato alla criminalità e alla violenza, senza alcun insulto o minaccia, che riprendeva le idee di Pim Fortuyn, il leader populista, professore universitario, ex marxista, omosessuale dichiarato, ucciso da un attivista pro-immigrazione perché sosteneva che questa gente cambierà la nostra terra e le nostre libertà.
L’aspetto più surreale è che la Corte belga ha persino ammesso che l’attivista non ha citato dati falsi e non ha diffuso quelle che oggi si chiamano “fake news” per diffamare o per far odiare i migranti. Tutto questo però non importa, perché anche la verità può incitare all’odio. Dunque, anche se tutte le affermazioni fatte da Van Langenhove erano basate su evidenze scientifiche e statistiche, non fa alcuna differenza. La conclusione è che oggi non si può parlare e soprattutto non si può più esprimere una propria visione delle cose. Eppure, anche quando un giudizio può ferire, è proprio confrontandosi con i giudizi che si può capire dove sta andando la nostra società.
Secondo il criterio che ha portato i giudici a condannare Van Langenhove, sarebbe allora incriminabile anche chi fa notare che gli immigrati costituiscono in Italia circa il 9 per cento della popolazione residente ma commettono più di un terzo dei reati violenti. Una censura del genere fa ricordare le parole di J.D. Vance che criticano la libertà di parola in ritirata nel nostro continente, mentre non bisognerebbe avere paura del popolo anche quando esprime opinioni in disaccordo con la propria leadership. Insomma, il rischio della cancellazione di una civiltà e di un allontanamento da valori condivisi è vivo e attuale, mentre in piazza si vedono persone che, con la scusa di difendere i diritti di qualcuno, porta avanti discorsi, quelli sì, di vero odio ideologico.