Il sistema-Sanchez come il Watergate… scegliete meglio i vostri idoli!
Giovanni Sallusti · 28 Maggio 2026
Cari ascoltatori, da cronisti dobbiamo annotare che Pedro Sanchez e il suo Partito socialista non se la stanno passando benissimo: idolo telegenico delle truppe progressiste nostrane, nonché capofila della contestazione agli orchi Trump e Netanyahu, amicone di Francesca Albanese, bigino vivente del luogo comunismo woke, in questi giorni il primo ministro spagnolo e il sistema di potere costruito attorno a lui sono sotto assedio. Sotto il profilo politico di sicuro, su quello giudiziario siamo sempre garantisti, ma è inevitabile notare che i margini di azione del governo iberico sono sempre più ridotti. Se mentre sei in Vaticano e stringi la mano al Papa con il quale stai disegnando l’architettura della pace globale – o atteggiandoti ad architetto, come stava facendo Sanchez – e nel frattempo a Madrid gli uomini della Guardia civile entrano nel quartier generale del Partito socialista alla ricerca di elementi utili a verificare se sono fondate le accuse gravi a dirigenti importanti del partito, diciamo che la tempistica quantomeno non gioca a tuo favore.
Gli agenti hanno acquisito documenti contabili, fatture, dispositivi elettronici, nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza una presunta rete organizzata, finalizzata a destabilizzare in modo sistematico e continuato i procedimenti giudiziari e le attività investigative che già coinvolgevano il Partito socialista ed esponenti di primo piano del governo Sanchez. Quindi l’ipotesi dell’accusa è di aver messo in piedi una rete che contrastasse le inchieste che già c’erano. La notizia di queste ore in Spagna è che volevano eliminare i nemici del premier Pedro Sanchez e del suo cerchio magico.
I reati ipotizzati nei confronti di diversi personaggi di spicco o di imprenditori amici sono i seguenti: associazione a delinquere e corruzione, divulgazione di segreti, istigazione alla falsa testimonianza, falsa accusa, falsificazione di documenti commerciali, abuso di potere, traffico di influenze e reati contro le istituzioni dello Stato, da parte dei vertici del partito di Sanchez. Capite che da un punto di vista giornalistico, ripetiamo fatto salvo il garantismo nelle sedi giudiziarie, è un caso clamoroso, qualcosa di simile a un Watergate spagnolo. Fra gli indagati c’è la responsabile finanziaria del partito, ex deputata nei due governi Zapatero; nell’ordinanza si ipotizza che l’ex numero 3 del partito, Santos Gerdan, quando era segretario organizzativo fosse il referente di questa rete per contrastare illecitamente chiunque disturbasse il manovratore.
Ai guai di Sanchez si aggiungono quelli di Zapatero, che è il suo padrino politico: è direttamente indagato per traffico di influenze illecite in un caso che coinvolge una compagnia aerea rispetto alla quale l’ex premier avrebbe fatto il lobbista, secondo l’accusa, con modalità illecite; e un giro di soldi che avrebbe finito anche con il finanziare il regime di Maduro in Venezuela.
Questa è l’attuale condizione di Zapatero, ex idolo della sinistra spagnola, padrino dell’attuale idolo della sinistra spagnola e continentale Sanchez, il cui partito ha visto l’irruzione degli agenti nei suoi uffici con accuse pesantissime e indagati importanti. Noi siamo garantisti, ma le anime belle che alzano il sopracciglio a ogni ipotesi di abuso di potere da parte di un assessore, o consigliere comunale o usciere, basta che sia dell’avversario, non possono non vedere che il loro idolo qualche problemino ce l’ha. E che forse esiste qualche differenza tra la narrazione sull’eroe romantico e la pratica di potere del sistema Sanchez…